Philip Lymbery, Ceo di Compassion in World Farming (Ciwf), organizzazione internazionale per il benessere degli animali da allevamento, in una intervista all’Adnkronos ribadisce come  “L’allevamento intensivo sia nocivo per gli animali, dannoso per la salute umana e l’ambiente” e contribuisca allo spreco di cibo.  Lymbery , autore del libro denuncia “Farmageddon:  The True Cost of Cheap Meat”,  scritto insieme alla giornalista del Sunday Times Isabel Oakeshott, avverte che  le conseguenze principali dell’allevamento industriale  sono la “resistenza agli antibiotici, carne di cattiva qualità e ovviamente animali tenuti in condizioni terribili”.  “Gli allevamenti intensivi di fatto diffondono le malattie. Quando gli agenti patogeni, sia batteri che virus, possono trovare una scorta infinita di ospiti da infettare tra gli animali che vivono in ambienti ristretti, non muoiono”, avverte. Non solo. “I virus possono mutare mentre infettano una sequenza di animali, diventando più aggressivi e sviluppando potenzialmente la capacità di infettare persone e di essere trasmissibili tra esseri umani”, spiega. In questo contesto “gli antibiotici vengono utilizzati per ‘puntellare’ un sistema intrinsecamente malato”. Poi c’è il problema della qualità del cibo.  Secondo Lymbery, “l’intensificazione dell’allevamento ha distrutto la qualità nutrizionale degli alimenti. La carne prodotta contiene più grassi saturi e bassi livelli di omega 3, contribuendo all’epidemia di obesità”. Per non parlare degli sprechi.  “Per 6 kg di proteine vegetali, come i cereali che alimentano il bestiame, solo 1 kg di proteine animali in media torna indietro sotto forma di carne o altri prodotti di origine animale destinati agli esseri umani”. Quindi gli “allevamenti intensivi sono fabbriche di cibo in senso inverso: lo sprecano, non lo producono e sprecano prezioso terreno agricolo nel processo”. Un modello alternativo possibile, però, secondo Lymbery esiste:  una riduzione del consumo umano di carne, accoppiata allo spostamento dell’allevamento verso il pascolo.  Per esempio mucche e pecore trasformeranno l’erba, spesso cresciuta su terreni che non possono essere utilizzati per altro, in carne e latte. I polli cercheranno pascoli, boschi e frutteti per il cibo, producendo così carne e uova. E, insieme ai maiali, ricicleranno rifiuti alimentari con grande entusiasmo”. Un altro problema da affrontare è, secondo il Ceo di Ciwf, la riduzione dei rifiuti alimentari”. Le soluzioni proposte sono: “Nutrire suini e pollame con cibo di scarto e incoraggiare il foraggiamento; investire nella riduzione dei rifiuti; evitare il consumo eccessivo di carne; produrre cibo da aziende miste di colture e animali per migliorare la sostenibilità del terreno”.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata