Cremona. Un documento approfondito che propone alternative all’inceneritore di Cremona sulla base di dati concreti, attraverso una panoramica della situazione: dalla diffusione di patologie e di tumori, con una mortalità infantile che in provincia ha una media superiore alla media nazionale, alle condizioni attuali dell’Impianto di via San Rocco, uno dei più inquinanti e obsoleti in Lombardia.Lo hanno presentato al sindaco Galimberti una decina di associazioni del territorio per impegnatre l’amministrazione allo spegnimento dell’impianto. Tra le richieste, quella di dare un indirizzo preciso ad Aem impedendo che si investa in un revamping e che i controlli rimangano affidati a privati.  Nelle 15 pagine si ripercorre anche il cambio di rotta con cui Regione Lombardia un anno fa inseriva nella lista degli inceneritori da dismettere quello cremonese, per poi promuoverlo, sulla base dei dati forniti da Lgh, da D10 a R1,  una classificazione a termovalorizzatore che riconosce all’impianto cremonese i requistiti per far parte della rete nazionale. Il coefficiente permesso dall’Ue e gonfiato da un decreto ministeriale dal 2013 ha consentito di aumentare del 30%, solo sulla carta, il livello di efficienza energetica. Ultimo ma non ultimo il dolente tasto dell’inquinamento ambientale, che secondo il treno Verde di Legambiente vede Cremona al terzo posto per pm10 con 117 giorni di sforamento all’anno: un giorno su tre. Come particolato basta pensare che  l’inceneritore produce un inquinamento superiore a duemila automobili che attraversano per due volte al giorno la città.

 

Susanna Grillo

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