Cremona. Il ricorso degli ex dirigenti Tamoil, dopo la sentenza del gip Guido Salvini, è nelle mani degli avvocati del Comune, che stan valutando e decidendo che cosa fare. La condanna in primo grado per disastro ambientale doloso a carico di due ex dirigenti della raffineria ormai chiuso, mentre altri due sono stati ritenuti responsabili in forma colposa, ha infatti aperto uno scenario senza molti precedenti, tant’è vero che le motivazioni addotte dal giudice riempiono un volume di circa quattrocento pagine. Va dimostrato chiaramente che il disastro ambientale doloso c’è stato: si aprirebbe così un precedente di rilievo. Il 10 febbraio sarà possibile ritirare il corposo testo e iniziare a comprendere perché mai si è arrivati a questo punto. Il Comune da parte propria ha chiesto il versamento della fidejussione solo nel novembre dell’anno scorso, tredici anni dopo l’autodenuncia della Tamoil e quattro mesi dopo la sentenza, ma anche quattro anni dopo l’accordo tra Comune e industria petrolifera e la mancata costituzione in giudizio come parte civile. La fidejussione è una garanzia per la realizzazione delle opere di messa in sicurezza operativa, che competono all’industria petrolifera e riguardano le aree interne: per quelle esterne si dovrà fare il ripristino ambientale. Ma quando sarà eliminato l’inquinamento e si potrà dire che la sicurezza è garantita? L’azienda libica ha risposto di no con una lettera: Alessia Manfredini, assessore cremonese all’ambiente, ha fatto sapere che l’amministrazione ha chiesto anche un parere alla Regione: solo il Comune poteva chiedere la fidejussione, nessun altro ente. Gli anni passano, l’inquinamento rimane, l’industria si oppone e i Radicali insistono. Il 14 febbraio è prevista un’iniziativa pubblica per non lasciare che cali l’attenzione sul dramma più grave che abbia mai colpito l’ambiente cittadino.

Paolo Zignani

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata