Design e linguaggio: un binomio che può essere declinato in moltissime forme, intrecciando culture e stili diversi, e che trova quindi benissimo in una scuola interpreti il luogo ideale per essere analizzato, compreso, divulgato e messo in comune. Ecco in sintesi l’idea sottesa alla mostra “Design Language” che prende vita nella Civica scuola interpreti e traduttori “Altiero Spinelli” nell’ambito della “Design Week di Milano”. “L’intreccio che spero ci sia è un po’ azzardato – spiega Pietro Schenone, direttore della Civica “Altiero Spinelli” – è quello di dire che in fondo il design racconta tutte le culture in un modo semplice.  Attraverso un oggetto che si può toccare e maneggiare. Si può apprezzare un mobile, apprezzare un disegno, capire che è di un’altra cultura e amarlo senza ancora saperlo decodificare. Questo con la lingua non avviene: con la lingua se non si conoscono le regole è impossibile decodificare il messaggio. Il mix di queste due cose: una lingua che sia più capace di parlare per impressioni e per immagini, e un design che sia più capace di parlare le lingue è un qualcosa che cercheremo di fare in questi giorni”. Nei locali della scuola, e per tutta la durata della Design Week di Milano, sono in mostra le proposte di 50 designer -esordienti e già affermati- e aziende di 20 nazioni, dai Paesi Bassi alla Turchia, dalla Giordania al Giappone. Tra questi anche un allestimento di Alberto Meda -“Evolution of a chair”- che ripercorre i lavori realizzati con Alias cominciati con la sedia “Light light”. Il risultato complessivo della proposta è così un vistoso contrasto di idee e creazioni diverse, che colpisce il visitatore. Risultato voluto, come spiega David Heldt che ha partecipato all’organizzazione di Design Language: “Ci sono cose molto diverse – dice Heldt – non è un solo stile a definire il Design Language, la ‘diversità’ è il tema di questa mostra”. La scuola ospita anche un fitto calendario di dibatti e incontri con artisti designer e studiosi. Ad accogliere i visitatori una serie di opere di Gillo Dorfles. A rendere tutto ciò fruibile sono gli studenti della Civica impegnati nelle mansioni più diverse, soprattutto nelle costruzione di dialogo e scambio tra pubblico e espositori di lingue diverse. “Noi insegnamo non solo la lingua ma anche la cultura – conclude Michel Digenouts – significa che in nostri studenti vengono in contatto con tutti gli aspetti della cultura di un Paese. E il design è un aspetto importante della vita culturale di oggi: posso insegnare letteratura medievale, ma direi che il design ha molto più da offrire”.

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