Alzi la mano chi è convinto che una transizione verso un futuro energetico al 100% rinnovabile sia davvero possibile: chissà se tutti insieme la pensiamo come gli stakeholder di REN21, l’organismo internazionale costituito da esperti nel campo energetico, rappresentanti dei governi e delle ONG. Più del 70% di loro, infatti, si è dichiarato ottimista: stando alla loro importante opinione, il mondo intero può raggiungere alla meta del 100% rinnovabile nei prossimi decenni. Va sottolineato che, tra tutti, gli esperti con maggiori speranze per il futuro sono stati quelli europei e australiani.

Un 2050 al 100% rinnovabile: illusione o realtà?

Sono questi e tanti altri i dati interessanti che emergono dal Renewables Global Futures Report 2017 di REN21, reso pubblico in occasione del Sustainable Energy for All Forum che ha avuto luogo a New York alcuni giorni fa. Nel rapporto non si gira di certo intorno all’argomento: no, l’obiettivo finale dello studio è proprio quello di sondare la possibilità di un futuro energetico al 100% rinnovabile entro il 2050. In totale sono stati consultati 114 esperti del settore provenienti da ogni angolo del Pianeta, il quali hanno fornito la loro personale visione e sottolineato le sfide più importanti da affrontare per cambiare davvero il modo in cui la nostra società si approccia sia alla produzione che all’utilizzo dell’energia elettrica.
Come ha voluto spiegare nella presentazione del rapporto Christine Lins, segretaria esecutiva di REN21

«il rapporto presenta un ampio range di opinioni di esperti ed è stato pensato per stimolare la discussione e il dibattito sia sulle opportunità che sulle sfide future per arrivare ad un futuro energetico al 100% rinnovabile entro la metà del secolo. Arrivarci non è un unicamente un pio desiderio: solo comprendendo pienamente le sfide e impegnandosi in un dibattito informato su come superarle, infatti, i governi mondiali possono adottare le giuste politiche e gli incentivi finanziari per accelerare il ritmo della sua attuazione»

Lins ha sottolineato come il 2016 sia stato il terzo anno di fila in cui l’economia mondiale è cresciuta del 3% mentre le emissioni inquinanti relative al settore energetico sono diminuite, in gran parte grazie agli sforzi effettuati nel campo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica negli Stati Uniti e in Cina.

Mirare ad un futuro al 100% rinnovabile, del resto, può avere effetti che vanno ben oltre al semplice discorso ambientale. Il 90% degli esperti intervistati da REN21 si è infatti dimostrato convinto che le energie rinnovabili siano un ottimo strumento per cancellare tutti gli impedimenti che attualmente non permettono alle comunità più povere del Pianeta di accedere ai servizi energetici. Quello che bisogna fare, dunque, è lavorare al massimo per aumentare la percentuale di persone servite da energia rinnovabile: al giorno d’oggi, si calcola che le persone che alimentano le proprie residenze attraverso dei sistemi di energia rinnovabile distribuita siano circa 100 milioni. Ma la questione energetica non è ovviamente una sfida che si pone al solo mercato residenziale, il quale da solo non può di certo ambire ad un avvenire al 100% rinnovabile. No, a determinare l’esito di questa partita sarà ovviamente in larga parte il mondo produttivo. Va però sottolineato che già oggi molte multinazionali si stanno convertendo all’energia rinnovabile, sia attingendo alle offerte green delle utilities energetiche che investendo internamente per la installazione di impianti per la produzione in proprio di energia rinnovabile.

E se il 70% degli esperti del Renewables Global Futures Report 2017 è persuaso che un futuro al 100% rinnovabile sia plausibile, la stessa percentuale di intervistati si è dimostrata convinta che i costi delle rinnovabili siano destinati a scendere, così da rendere questo tipo di fonti alternative economicamente più convenienti dei combustibili fossili nell’arco di un decennio. D’altronde questo non è un miraggio lontano: già oggi la nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse il fotovoltaico e l’eolico sono decisamente competitivi nei confronti delle energie fossili. E non è tutto qui. Danimarca in Europa e Cina in Asia hanno infatti dimostrato che una crescita del Pil può essere accoppiata ad una diminuzione dei consumi energetici nazionali.

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