Il mese di ottobre, dedicato alla prevenzione del tumore al seno, arriva dall’Istituto Valenciano di Infertilità (Ivi) una buona notizia per le donne con gravi problemi di salute costrette a rimandare la maternità. Ivi ha infatti partecipato a uno studio, condotto insieme a Incliva – Università di Valencia e pubblicato su Fertility e Sterility, che si sofferma sugli effetti della vitrificazione ovocitaria e sulla qualità degli embrioni, mettendo in luce come la qualità degli embrioni ottenuti a partire dagli ovociti vitrificati non risulti alterata, sia simile a quella dei freschi.

“La vitrificazione degli ovociti – spiega il professor Antonio Pellicer, Presidente Ivi – rappresenta sempre di più una grande speranza per quelle donne che sono costrette a rimandare la maternità a causa di un problema di salute o per questioni personali”.

“La possibilità di preservare la propria fertilità – aggiunge – costituisce motivo per guardare al proprio futuro con maggiore speranza di diventare genitore: le donne costrette ad affrontare gravi patologie, come il tumore al seno, hanno dunque una prospettiva di vita futura diversa”.

Sono stati presi in esame cicli di ovodonazione realizzati con l’uso della vitrificazione (631 cicli; 3794 embrioni) o con l’impiego di ovociti freschi (1359 cicli; 9935 embrioni) in oltre 2 anni. Lo sviluppo embrionario è stato analizzato in un incubatore time-lapse, che ha permesso di monitorare costantemente l’evoluzione dell’embrione, grazie a immagini fornite in real time, dalla prima divisione cellulare fino al raggiungimento dello stadio di blastocisti e di valutare i tempi in cui lo sviluppo è avvenuto.

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