Il responsabile dello studio, Roberto Nisini del dipartimento malattie infettive dell’Iss, spiega così la scoperta di questo test rapido “La potenzialità delle nanoparticelle di concentrare e conservare molecole nei liquidi biologici anche quando sono presenti in bassissime dosi ci è apparsa estremamente utile per poter migliorare la diagnosi di alcune malattie infettive”. I risultati dimostrano che la rilevazione di tali componenti è diagnostica per Tbc e che esiste una correlazione tra la quantità di Lam misurata nelle urine e la severità della malattia.

Per ora gli scienziati hanno in mano solo un prototipo di test rapido, simile ad un test di gravidanza, che permette di determinare differenti biomarcatori di infezione tubercolare. “Si può quindi prevedere un rapido trasferimento della tecnologia alla pratica clinica che contribuisce a colmare un gap diagnostico e offre nuove prospettive nel controllo della Tbc, particolarmente utile nei Paesi in via di sviluppo in cui un test semplice, economico e non invasivo come quello proposto potrebbe contribuire alla limitazione della diffusione della Tbc e al controllo dell’efficacia della terapia” ha concluso Roberto Nisini.

Lo studio fornisce la messa a punto di un test in grado di accorciare i tempi di diagnosi, di migliorare la precisione di screening e di ridurre l’invasività delle analisi. E non solo: la possibilità di produrre nanoparticelle capaci di concentrare prodotti microbici o virali di diversa natura chimica apre la strada all’implementazione di strumenti diagnostici innovativi che siano più rapidi, economici e specifici di quelli oggi disponibili anche per altre patologie infettive acute o croniche.

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