Il 2018 inizia con un’amara sorpresa: il Comune ha dovuto ridefinire la spesa dovuta alla società di riscossione dei tributi locali, la Ica Abaco, ben nota ai contribuenti cremonesi per le migliaia e migliaia di avvisi di pagamento già inviati. L’amministrazione, sullo slancio dato dell’asssessore Maurizio Manzi, si è impegnata in una severa operazione di lotta all’evasione fiscale, per una questione di equità verso i contribuenti onesti, che comunque costa ben 814.754 euro al Comune, destinati alle casse di Ica Abaco: 10mila più del previsto. Si tratta di aggio finanziario: una percentuale dell’incasso del recupero crediti, accertato in tre milioni e 200mila euro nel dicembre 2017, resta nelle casse della società privata, il 12,50% di quanto riesce a recuperare dalle multe non pagate, fra imposta sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissione, Tari, Tasi, Tarsu, Imu arretrata e altri tributi comunali, tramite riscossione ordinaria o coattiva. L’importo aggiornato al privato è stato aumentato, o meglio “ridefinito”, come spiega la determinazione del direttore del servizio Economico finanziario Paolo Viani a fine anno. I versamenti precedenti negli ultimi due anni, da quanto risulta, non hanno sinora superato i 200mila euro: la riscossione però aumenta gli introiti e anzi la giunta non fa mistero della necessità dell’azione di recupero, visto che il Comune è gravato di circa 10 milioni di crediti di dubbia esigibilità. E’ in parte il prezzo della crisi, non solo dell’evasione volontaria, e anche della selva di adempimenti fiscali in cui cittadini e imprese devono districarsi. Non a caso, buona parte dell’evasione risale ancora agli anni della crisi economica e porta il nome di imposte ormai cancellate o rinominate, come la Tarsu o la vecchia Imu. La società Ica/Abaco, storicamente legata al Comune dopo aver vinto una prima gara di concessione dell’appalto, non abbandonerà comunque i contribuenti cremonesi in debito verso il municipio almeno fino al termine del 2020. E nel 2017 gli avvisi di pagamento sono stati più di 5mila.

Paolo Zignani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata