Sul finire del 2017 Animal Asia Foundation, creata vent’anni fa da Jill Robinson,  che in Cina e Vietnam si occupa di tutela degli animali, ha salutato uno dei suoi eroi. Oliver, che si è spento nel novembre scorso, era diventato il più recente simbolo della grande battaglia per abolire le fattorie della bile. In questi luoghi abominevoli ancora più di undicimila orsi sono reclusi in gabbie anguste con un catetere impiantato nella cistifellea per una mungitura quotidiana. Scopo dell’estrazione è la realizzazione di prodotti superflui e ispirati alla più arcaica medicina tradizionale. Attraverso salvataggi, ricovero degli animali nelle sue oasi naturali, progetti di riconversione delle attività e pressioni sui governi di Cina e Vietnam, Animals Asia è riuscita a ottenere negli anni la chiusura di diverse strutture, e a sottrarre centinaia di esemplaria una vita di torture e sofferenze infernali. Vittime di questo mostruoso e assurdo sfruttamento sono i gentili orsi bruni asiatici, detti anche moon bear in virtù del collare bianco simile a una mezzaluna. Al momento del riscatto, nel 2013, Oliver versava in condizioni disperate. Era rinchiuso da oltre trent’anni in una bara metallica, bloccato in un cosiddetto full metal jacket, strumento utile a tenere il catetere fisso nella cistifellea. La pettorina metallica gli comprimeva il petto, il corpo dell’orso era ormai deforme e immobile, diverse ossa spezzate. Ci sono poche speranze eppure Oliver sopravvive. Ricomincia a camminare, mangiare. Per quattro anni, circondato dalle cure e dall’affetto, assapora piccoli, fondamentali piaceri e diventa il manifesto della lotta alla bestialità tutta umana. Un commovente video oggi lo ricorda e ci invita a sostenere l’opera di Animals Asia entrando a far parte  dell’Esercito di Oliver.  ATTENZIONE: le immagini del video potrebbero urtare la sensibilità di chi guarda.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata