Ancora un lieve aumento delle rette a Cremona Solidale, in vigore dal primo febbraio, secondo le disposizioni del consiglio d’amministrazione in linea con le indicazioni del Comune. L’incremento è dello 0,8%, seguendo l’andamento dell’inflazione, che si ripercuote sui costi delle forniture e dei beni e servizi acquistati dall’istituto di via Brescia, dove la retta della casa di riposo è salita da 53,4 euro al giorno a 53,9, ovvero 15 euro al mese in più, per un rincaro annuo di 180 euro. La linea scelta dal centrosinistra prevede piccoli aumenti annuali che seguono l’andamento dell’inflazione, per evitare improvvise stangate, considerato l’impatto già elevato delle rette sui bilanci familiari. E così nel 2016 e nel 2017 l’aumento è stato graduale. L’anno scorso in consiglio comunale il Pd ha fatto notare il peso del costo degli appalti, ad esempio della lavanderia, dei servizi di manutenzione e del rinnovo dei contratti a carico di Cremona Solidale, che a propria volta subisce il maggior peso dell’inflazione. Una catena di costi che alla fine ricade sulle spalle delle famiglie, mentre i tempi della retta da 70mila lire al giorno, prima dell’introduzione dell’euro, sembrano enormemente lontani. Da allora la retta è stata aumentata più volte, sin quasi a raddoppiare in vent’anni, anche per sostenere le spese degli adeguamenti infrastrutturali previsti dalla Regione, che ha posto fine all’era degli edifici storici, dove numerosi degenti dormivano insieme in grandi sale, come nella palazzina storica di via Brescia. Cremona Solidale ha infatti costruito quattro nuove case di riposo. Quest’anno sarà rinnovato il contratto del personale, come si attende, per 85 euro mensili in più in busta paga. Un aggravio di spesa da 550mila euro per Cremona Solidale che però non determinerà nuovi aumenti delle rette, dato che il consiglio d’amministrazione ha accantonato l’importo necessario. E il costo del personale assorbe buona parte del bilancio, dato che l’assistenza diretta alla persona è un elemento essenziale della casa di riposo, che ha 400 posti letto e circa 400 dipendenti, con una lista d’attesa spesso di più di 200 persone.

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