Un collare con Gps per rintracciare gli elefanti e proteggerli dai bracconieri. In Gabon è nato un progetto allo scopo di contrastare il traffico illegale d’avorio e preservare la specie. Ma non è facile installare il dispositivo su un animale che può arrivare a pesare cinque tonnellate.

Servono anche sette uomini, tra cui un veterinario e una guida esperta che possa condurre la squadra attraverso la fitta giungla per rintracciare gli elefanti, spesso timidi e abili a nascondersi.Jean-Baptiste Squarcini, segretario generale del progetto, racconta che negli ultimi anni ci si è resi conto di un forte incremento del traffico d’avorio verso Cina, Vietnam e Thailandia.

“Stimiamo di aver perso tra i 10mila e 15mila esemplari solo nel parco Minkebe in Gabon, un numero impressionate rispetto al numero complessivo della specie” dice.

Nelle centrali operative dei parchi nazionali si coordinano le squadre sul campo e si mappano gli elefanti grazie al segnale gps inviato dal collare, che arriva circa ogni ora. Ma prima di questo, la difficoltà è installare i dispositivi. Una volta individuato l’elefante ci si apposta, si aspetta, e con un fucile ad aria compressa gli si inietta una sostanza oppiacea che lo stordisce e addormenta.

Poi si interviene, si visita l’animale per controllarne lo stato di salute generale e si monta il collare. Il gioco è fatto, non resta che aspettare che si risvegli e si lasci monitorare a distanza.

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