L’inquinamento atmosferico è in costante crescita, ed ora emerge dall’analisi pubblicata sulla rivista Science, di Brian McDonald e colleghi che oltre al calcolo delle emissioni devono essere inclusi gli idrocarburi liberati da detergenti, solventi e vernici.

Gli scienziati atmosferici, coordinati dall’agenzia statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration, dopo aver tentato di conciliare le concentrazioni di particolato e ozono misurate nella trafficatissima Los Angeles con le stime basate sulle sole emissioni dei mezzi di trasporto hanno riesaminato le sorgenti di inquinamento atmosferico incrociando i dati di produzione delle aziende chimiche. Dopo aver ricalcolato le stime elaborate dalle agenzie regolatorie, si sono concentrati su una particolare classe di inquinanti, i cosiddetti “composti organici volatili” o voc.

Dopo le analisi sui prodotti industriali e di consumo è emersa una quantità di voc tre volte superiore al consentito, mentre le emissioni riconducibili al traffico veicolare inferiori di circa un quarto, rispetto alle attuali stime. Forti di un database estremamente dettagliato e aggiornato, i ricercatori hanno calcolato che il contributo delle due sorgenti sia pressoché identico in termini di massa, un risultato sorprendente considerato che il consumo medio di carburante pro-capite è circa quindici volte maggiore quello di lozioni, detergenti e solventi.

“I voc sono una classe di idrocarburi gassosi a cui appartengono anche il benzene e il metano. Se un tempo la sorgente principale era rappresentata dai carburanti, oggi vanno diffondendosi quelli di provenienza domestica, di cui facciamo un utilizzo massiccio” ha sottolineato Angelo Cecinato, dirigente di ricerca dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr.

Un esempio sono i terpeni come il limonene, utilizzato come base per i profumi ma responsabile anche dell’aroma di agrumi nei detersivi per i piatti. Oppure gli alcoli presenti in vernici, cosmetici e diluenti. Questi composti sono  pressoché onnipresenti in casa: li troviamo anche in sgrassatori, deodoranti, disinfettanti, pesticidi e materiali isolanti. E persino nella lacca e nello smalto per le unghie.

“La classe comprende diverse migliaia di composti, con effetti molto diversi per la salute. L’interazione con l’organismo è complessa perché possono presentarsi sia in fase gassosa sia come particolato. E quindi essere inclusi dalla polvere” ha spiegato Angelo Cecinato.

Attraverso gli alveoli polmonari, i voc possono raggiungere il sangue e causare una vasta gamma di effetti che vanno dal disagio sensoriale fino a gravi alterazioni dello stato di salute. Ad alte concentrazioni possono causare effetti a carico di numerosi organi o apparati, in particolare del sistema nervoso centrale. Per alcuni di essi, come il benzene, è nota la cancerogenicità.

Nell’immaginario collettivo, il principale responsabile dell’inquinamento urbano rimane il traffico veicolare. Eppure, negli ultimi decenni una regolamentazione sempre più stringente ha obbligato le case automobilistiche a ridurre progressivamente le emissioni inquinanti. Inoltre, i carburanti sono generalmente relegati in contenitori a tenuta stagna: il benzene non va disperso bensì bruciato per produrre energia.

“Al contrario, i composti utilizzati in solventi o prodotti per la cura della persona sono letteralmente progettati per evaporare” sottolinea Cecinato. Negli ambienti interni, dove trascorriamo buona parte della nostra esistenza, questi composti ristagnano e vengono continuamente risollevati con la polvere, raggiungendo concentrazioni fino a dieci volte più elevate di quelle esterne.

Secondo gli autori dello studio, ciò è coerente con lo scenario per il quale le emissioni dei prodotti domestici costituiscono una componente significativa dell’inquinamento dell’aria esterna.

“Innanzitutto è necessario identificare i composti ad alta tossicità. Un compito non facile perché alle sostanze tossiche tradizionali se ne aggiungono ogni anno di nuove, per le quali non esistono limiti di legge. Progressivamente andranno sostituite, ma con loro anche le nostre abitudini dovranno cambiare” ha concluso il chimico Angelo Cecinato.

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