Non si comprende il motivo per cui l’amministrazione provinciale ha completamente cambiato idea, dopo aver espresso un severo diniego alla proposta della società Godeca di realizzare una centrale a biomasse legnose. Lo hanno sostenuto il sindaco Pietro Fiori e l’assessore Massimiliano Busnelli, nell’incontro pubblico di ieri sera al teatro Leone, dove la sala si è affollata per ascoltare le relazioni del chimico Federico Valerio e di Celestino Panizza dei medici per l’ambiente Isde. La preoccupazione degli abitanti di Castelleone è grande per le conseguenze negative per la salute che l’impianto potrà causare, pur essendo finanziato con soldi pubblici pagati tramite le bolletta della luce destinati alle fonti energetiche rinnovabili, tra le quali sono inserite le biomasse legnose, un errore tecnico contestato da più parti. La contrarietà del Comune verso l’impianto è tale, che la giunta ha già dato incarico all’avvocato che presenterà il ricorso al Tar. Il 20 luglio scorso l’ente Provincia aveva detto no a Godeca definendo, in sintonia con l’Ats, particolarmente critica la situazione ambientale, con effetti negativi per la salute anche sulle generazioni future, visti gli alti livelli di polveri sottili della provincia di Cremona. La società, che conduce il braccio di ferro contro il Comune da due anni, però ha modificato il progetto e ha vinto il ricorso al Tar contro il diniego della Provincia ottenendo la riapertura della conferenza dei servizi. La Godeca ha tratto vantaggio dal fatto che non esiste una normativa precisa sulle polveri ultrafini, che nemmeno vengono misurate.
Il professor Federico Valerio ha mostrato una slide che indica un aumento considerevole delle emissioni dopo la messa in funzione della centrale a biomasse. Ogni anno su Castelleone si riverseranno 14,7 tonnellate di anidride solforosa: senza la centrale resterebbero 1,3. Le polveri aumenterebbero del 4,6%, malgrado le ridotte dimensioni dell’impianto, di soli 999 kilowatt. Verrà bruciato anche il legno dei mobili, dunque verniciato, comprendente sostanze chimiche pericolose. L’inquinamento atmosferico di composti organici, ossidi di azoto e ossidi di carbonio crescerà, con effetti negativi per la salute. Il Comune invoca il principio di precauzione, in un primo tempo accolto anche dall’ente Provincia, poiché le polveri ultrafini sono ancora più dannose per la salute, destinate a ulteriore diffusione ma nemmeno considerate dalle normative. L’interrogazione parlamentare del senatore Danilo Toninelli chiede al ministero dell’ambiente, oltre alla verifica del procedimento amministrativo, di seguire la legge regionale dell’Emilia Romagna, che prevede un impatto ambientale pari a zero. Aprendo questi impianti, occorre dunque chiudere altre fonti di emissioni.

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