Le perdite di petrolio in mare potranno essere assorbite e rimosse grazie a una nuova sostanza galleggiante che combina scarti dell’industria petrolifera e olio da cucina. Creato dai ricercatori della Flinders University del South Australia, il nuovo polimero è un composto di zolfo e olio di canola e agisce come una spugna per assorbire il petrolio greggio e diesel dall’acqua salata. Può essere poi spremuto per rimuovere il petrolio e riutilizzato più volte oppure utilizzato come filtro in una pompa attraverso cui far passare l’acqua inquinata, che una volta filtrata può essere rimessa in mare.

In entrambe i casi il petrolio resta nel polimero, spiega il responsabile del progetto Justin Chalker, docente di chimica sintetica dell’ateneo ed esperto dell’ente federale di ricerca Csiro, su Advanced Sustainable Systems. Sia l’olio di canola sia lo zolfo sono idrofobi cioè non interagiscono con l’acqua e il polimero creato dalla loro combinazione non solo assorbe il petrolio ma lo converte in una gelatina.

“Non ci aspettavamo – scrive Chalker – l’effetto di aggregazione. E’ uno dei risultati interessanti emersi in laboratorio”, aggiunge.

Il nuovo materiale potrà essere un metodo sostenibile e di basso costo, rispetto agli strumenti correnti come le fibre di polipropilene e la schiuma di poliuretano, per decontaminare le aree colpite dalla marea nera, sostiene Chalker. I ricercatori, che contano sulla collaborazione di colleghi dell’Istituto portoghese di medicina molecolare e dell’Università di Cambridge, sono già al lavoro con ingegneri e agenzie governative per tentare di produrre il prodotto su larga scala, con l’obiettivo sperimentarlo sul campo nel corso del prossimo anno.

Secondo dati della Federazione internazionale dei proprietari di navi cisterna, lo scorso anno le perdite di greggio negli oceani hanno raggiunto le 7000 tonnellate.

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