Cremona. Accantonata e dimenticata dal dibattito pubblico e dalle forze politiche di Crema, la questione della piscina comunale, il centro natatorio Bellini, viene riaperta da un comunicato di Rifondazione comunista e dal comitato di “Potere al popolo”. E’ un caso emblematico, che dimostra l’evoluzione negativa delle privatizzazioni ed esternalizzazioni decise dalla prima giunta Bonaldi, contro le quali già tre anni fa Rifondazione, che si trovava in maggioranza, aveva presentato petizioni corroborate da raccolta firme, per chiedere che la gestione restasse pubblica, rinunciando a pubblicare il bando di gara. Il risultato è che gli investimenti di Sport Management, la stessa società che ha preso in gestione la piscina di Cremona, non si sono ancora visti. I tempi degli investimenti sono stati dilatati già con una modifica del bando di gara iniziale, e la sindaca Stefania Bonaldi non ha ancora dato chiarimenti. Le condizioni dei lavoratori sono peggiorate. D’altro lato in Italia le strutture gestite da Sport Management sono 43 ma i dipendenti soltanto 138, a dimostrare la tendenza di avvalersi di contratti a tempo e partite Iva. A Pandino, il Comune aveva dato in gestione la piscina a Sport Management per un periodo sperimentale, per poi tornare sui propri passi. La vicenda dell’intossicazione da cloro subita da cinque bambini, l’ottobre scorso, dopo il bagno nel centro natatorio Bellini è stata sminuita dal Comune, anche se si era trattato di intenso bruciore alla gola e forte irritazione della gola. Le prime analisi dell’acqua le ha fatte il gestore, l’autorità sanitaria è intervenuta solo tempo dopo. E’ un comportamento che Andrea Serena considera poco rassicurante, al punto da rilanciare la pressione sulla sindaca, che sinora ha sempre difeso Sport Management. L’effetto delle privatizzazioni e degli appalti non ha dato risultati soddisfacenti nemmeno nel caso dei parcometri, suscitando lamentele anche da parte dell’amministrazione. Gli investimenti, di nuovo, tardano, e in tutti i casi, in ogni privatizzazione, chi ne paga le conseguenze è il lavoro, che perde diritti e qualità, malgrado la firma di un protocollo.

 

Paolo Zignani

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