Opere di Andy Warhol e Basquiat, Rauschenberg e Christo, insieme a quelle di alcuni tra i maggiori protagonisti della ricerca artistica italiana, come Lucio Fontana, Piero Manzoni, Mario Schifano, Alberto Burri e Fausto Melotti. È la collezione messa insieme in quarant’anni dagli industriali brianzoli Luigi e Peppino Agrati, una delle più importanti raccolte d’arte del secondo Novecento esistenti in Italia, che per la prima volta viene esposta in pubblico, alle Gallerie d’Italia di piazza della Scala, attraverso una selezione di 74 pezzi, curata da Luca Massimo Barbero. Una mostra che evidenzia l’abilità dei due collezionisti nel riconoscere gli artisti contemporanei prima che diventassero famosi.”Dimostra questa capacità degli Agrati di vivere il loro tempo da imprenditori e allo stesso tempo da grandi collezionisti quindi comperare, vivere, avere rapporti diretti con gli artisti e l’arte contemporanea, uno straordinario viaggio nel tempo. La Lombardia e Milano dagli anni Sessanta in poi e contemporaneamente gli Stati Uniti e New York. Hanno interessi in entrambe le coste dell’oceano, ma vivono il loro tempo comprando e vivendo con gli artisti l’arte contemporanea”.Nella testa degli Agrati c’era però anche la volontà di rendere pubblico il loro patrimonio artistico. Per questo nel 2004 la collezione è stata donata, con riserva di usufrutto, a Intesa Sanpaolo. Una banca, sottolinea il direttore Arte e Cultura Michele Coppola, in piena sintonia con questa idea di condivisione: “L’opera d’arte, a differenza di altri possessi, non ti permette di tenerla per te. Un’opera non è mai completamente tua, appartiene alla collettività, al patrimonio dell’umanità e questa è la chiave di volta del progetto cultura della banca e delle Gallerie d’Italia”.La mostra “Arte come rivelazione” resterà aperta fino al 19 agosto e l’ingresso, per avvicinare il più possibile il grande pubblico, è gratuito.

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