Il Tribunale di Piacenza ha accettato la costituzione di parte civile del Comune di Piacenza nel processo ai tre antagonisti ritenuti responsabili delle violenze durante il corteo antifascista di sabato 10 febbraio nel centro città. Un processo che si è aperto oggi in un palazzo di giustizia blindatissimo presidiato da forze dell’ordine per evitare contestazioni e scontri. Presenti anche una ventina di giovani dei gruppi antagonisti. La Procura aveva chiesto il giudizio immediato (nei confronti di Giorgio Battagliola (unico ancora in carcere), Lorenzo Canti e l’egiziano Moustafa Elshennawi. I tre giovani sono accusati a vario titolo di resistenza e violenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate per l’aggressione al brigadiere dei carabinieri Luca Belvedere. Battagliola e Canti hanno presentato, tramite i propri legali, la richiesta di essere processati con il rito ordinario, la prossima udienza è stata fissata per il 24 luglio, quando saranno ascoltati i primi testimoni. Elshennawi ha optato per il rito abbreviato, udienza fissata il 6 giugno. Quello del 10 febbraio fu un pomeriggio di grande violenza in centro a Piacenza tra manifestanti e forze dell’ordine. A scendere in campo quel pomeriggio fu un corteo di persone contro Casa Pound organizzato dal collettivo ControTendenza con la partecipazione di militanti della sinistra antagonista provenienti da diverse città del Nord Italia, e da una folta rappresentanza di appartenenti al sindacato SiCobas. Il corteo nulla aveva a che vedere con quello pacifico organizzato in mattinata dall’Anpi a cui avevano aderito partito, sindacati e associazioni culturali. Il picco massimo di violenza si verificò in via Sant’Antonino dove gli antagonisti sfondarono la barriera del battaglione carabinieri di Bologna. Fu lì che il militare Belvedere venne accerchiato e preso a calci e pugni. Seguì poi un’altra ondata di violenza con il lancio di sassi bottiglie di vetro bastoni e aste. Il bilancio del pomeriggio fu di cinque carabinieri feriti in quella che lo stesso mondo politico unanime definì una follia totalmente gratuita e inaudita.

 

 

 

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