Cremona. Controcorrente rispetto alle rumorose iniziative del governo, la Regione Lombardia senza troppo clamore ha rilanciato il 28 maggio il piano regionale per l’integrazione dei migranti con politiche e azioni coprogettate sul territorio. E’ il Pirellone a rilanciare il Fami, Fondo asilo migrazione e integrazione, con un avviso pubblico per manifestazioni d’interesse, che l’azienda sociale del Cremonese, di via Sant’Antonio del Fuoco, ha pubblicato a propria volta il primo giugno. E la giunta Galimberti ha assegnato, su proposta dei sindaci dell’ambito distrettuale cremonese, il ruolo di capofila alla stessa Azienda sociale, che parteciperà al bando regionale per progetti e il primo giugno ha pubblicato a propria volta l’avviso, firmato dalla direttrice Katja Avanzini. La continuità amministrativa prosegue il proprio lavoro, silenzioso ma efficace, proprio nell’ultimo anno di mandato di numerose amministrazioni comunali del Cremonese, con il Fondo 2014-2020, trasversale e pronto a premiare con contributi pubblici i progetti più utili per l’integrazione dei migranti, con quattro azioni essenziali. Si tratta della qualificazione del sistema scolastico in contesti multiculturali, della promozione dell’accesso ai servizi per l’integrazione sociale, dei servizi per l’informazione qualificata e della promozione della partecipazione attiva dei migranti alla vita economica, sociale e culturale, anche attraverso la valorizzazione delle associazioni. Ad esempio uno dei progetti su cui lavora il Consorzio casalasco dei servizi sociali riguarda l’aumento di mediatori culturali. Dieci anni fa, poi, l’immigrazione parlava soprattutto rumeno, albanese e arabo, oggi si cercano mediatori in lingua cinese, indiana pashtun e nelle lingue parlate nell’Africa orientale e occidentale. Il Comune di Cremona da parte propria ha fatto nuove assunzioni a settembre: quattro esperti in processi di integrazione, in seguito a un concorso per ampliare il personale dei servizi sociali di palazzo Ala Ponzone Cimino. Al bando regionale per i contributi del Fondo Fami per l’integrazione potranno partecipare società cooperative e consortili, enti ecclesiali civilmente riconosciuti, enti del terzo settore iscritti nei registri, organizzazioni internazionali, operatori pubblici e privati accreditati per lo svolgimento di servizi al lavoro e patronati.

 

Paolo Zignani

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