Lividi sugli avambracci, segni di dita premute sulla pelle. E’ un altro degli elementi che stanno facendo vacillare la posizione del marito della mamma scomparsa da Brescia poco più di una settimana fa, che continua a sostenere che lei si è allontanata volontariamente anche se lo sta affermando dal carcere, dove si trova detenuto per omicidio volontario e occultamento di cadavere, anche se il corpo della donna non è ancora stato ritrovato. Nel frattempo, gli inquirenti hanno analizzato e ripercorso le strade che da via Milano, dove si trova l’appartamento in cui la 29enne viveva con i figli, una bimba di 9 anni e un bimbo di 3, portano a Seniga, dove abita e lavora l’uomo, già denunciato due anni fa per maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della moglie. Questo, infatti, è la strada che l’uomo ha detto di aver fatto per tornare a casa dopo aver lasciato i figli alla donna. La ricostruzione fatta dall’uomo, però, non convince perché lui, in base alle telecamere di sorveglianza di un locale della zona, è arrivato in via Milano attorno alle 23 e si è fermato 5 ore. Verso le 4 e mezza, infatti, la stessa telecamera lo ha immortalato mentre trascina nel bagagliaio della sua Mercedes un grosso borsone, nel quale, credono gli inquirenti, probabilmente era stata chiusa Suad Allou, forse ancora viva. Lui si è difeso dicendo che in quel sacco c’erano solo vestiti ma, del sacco, non c’è traccia da nessuna parte. Sempre secondo le sue affermazioni, l’uomo sarebbe tornato direttamente a casa sua, a Seniga, che è a 50 km di distanza dalla casa della moglie ma, sempre secondo gli inquirenti, la durata del viaggio, durante il quale il gps del cellulare di El Bitti non era attivo, sarebbe troppo lungo e sarebbe in realtà servito per disfarsi del cadavere della ex moglie e, probabilmente, potrebbe non aver agito da solo.

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