Il Tar di Brescia ha disposto la sospensione del “Piano Cinghiali” previsto con un decreto della Regione Lombardia dello scorso marzo, con cui venivano autorizzate le uccisioni dei cinghiali sul territorio di Brescia per il periodo che va dal 2018 al 2021. Erano state le ong animaliste Lav e Lac a presentare ricorso contro il decreto regionale, sostenendo “l’illegittimità e l’inutilità di un piano di uccisioni ai fini di una efficace gestione della presenza degli ungulati”. “Si tratta di una decisone importante – dichiara la Lav -, sia perché, a seguito della nostra tempestiva iniziativa, si interviene a bloccare sino a dicembre, mese in cui il Tar deciderà in via definitiva sul ricorso, una vera e propria strage di animali, sia perché l’ordinanza, rilevando come il Decreto regionale presenti numerosi aspetti di inconsistenza, sottolinea che esso implicitamente riconoscerebbe l’insufficienza di quanto fatto sul piano dei metodi ecologici dissuasivi”. “Purtroppo – aggiunge la Lav – solo pochi giorni fa, l’11 giugno, la Regione Lombardia ha approvato una nuova delibera che permetterà agli agricoltori provvisti di licenza di abbattere i cinghiali durante tutto il corso dell’anno. Un nuovo duro colpo per gli animali, vittime della caccia 365 giorni l’anno, e una beffa per i cittadini, che continueranno a finanziare gli indennizzi agli agricoltori (fra il 2013 e il 2017 sono stati erogati dalla Regione indennizzi per 1.669.989 euro per i danni all’agricoltura causati dai cinghiali), ai quali sarà inoltre consentito di sparare tutto l’anno, senza che la gestione della convivenza tra uomo e ungulati possa trarne alcun beneficio.

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