Circonvenzione d’incapace: è questa l’accusa con cui sono finiti nuovamente a processo davanti al tribunale di Brescia, una donna moldava di 58 anni, suo figlio 37enne e l’avvocato bresciano Luca Dagnoli, in relazione alla morte di un imprenditore alberghiero 92enne. Il nuovo processo arriva dopo la prima condanna che aveva raggiunto la donna e suo figlio a tre anni di reclusione per aver sottratto attraverso continui prelievi soldi all’anziana vittima, e l’avvocato, parente del 92enne, per aver ricevuto parcelle da 60mila euro dall’uomo. Reato quest’ultimo che è costato al legale la condanna ad un anno e 8 mesi in primo grado. Secondo quanto ricostruito dalla procura i due moldavi con l’aiuto di Dagnoli avrebbero fatto scrivere un testamento al 92enne, l’11 gennaio del 2016, in cui veniva nominato come erede universale dell’intero patrimonio stimato in circa tre milioni di euro il figlio della badante moldava, e qualora quest’ultimo avesse rinunciato, tutto sarebbe passato alla madre. Sempre risalente a quel periodo era una perizia che già dimostrava l’incapacità di intendere e di volere dell’imprenditore. I quattro figli dell’uomo si sono costituiti parte civile in questo secondo processo: dalla loro denuncia era emersa infatti la quantità dei prelievi effettuati dai due moldavi e le parcelle da 120mila euro (due in tutto) che Dagnoli aveva ricevuto insieme ad un collega, Ernesto Folli, già coinvolto nel primo procedimento. Nessun provvedimento è stato invece preso per il notaio che aveva ricevuto il testamento. Ieri durante l’apertura del nuovo processo sono state ammesse le prove e l’udienza è stata rinviata a dicembre prossimo, quando saranno sentiti alcuni testimoni e i tre imputati.

 

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