C’erano diecimila soldati dell’esercito spagnolo a Grumone di Corte de Frati nel 1648, schierati contro i Francesi alleati agli estensi di Modena. Gli spagnoli difendevano il trincerone, una linea fortificata eretta in difesa di Cremona, e furono sconfitti in un drammatico episodio della guerra dei Trent’anni, con tremila fra caduti e prigionieri. L’altro ieri presso il settore Ambiente dell’amministrazione provinciale la circostanza richiamava toni molto meno epici, trattandosi della conferenza dei servizi per l’eventuale autorizzazione di una centralina idroelettrica sul cavo Grumone, all’intreccio fra canale Vacchelli e lo scolmatore. Il rapporto di forze però appariva tutt’altro che equilibrato, visto l’orientamento apparentemente favorevole sia dell’ente Provincia che del Comune. L’ente Provincia ha comunque chiesto integrazioni alla documentazione della ditta Flowel di Parma, che intende costruire una centralina di potenza massima da 525 kilowatt approfittando di un salto di 6 metri e 10 centimetri. Il Dugale Grumone ha una portata media di 10.250 litri al secondo, e il volume annuo di prelievo, se la centralina sarà autorizzata, è previsto in 217 milioni annui di metri cubi d’acqua. La famiglia Vaghi, conosciuta anche per la villa Roncadelle Manna Vaghi, di interesse ministeriale, nelle osservazioni fa presente che nella zona vige il divieto di edificare sia per le norme comunali del Pgt che per le norme del Piano territoriale del Parco Oglio Nord. E’ una località di singolare bellezza, e di valore ambientale riconosciuto, come dimostrano le ricerche del botanico toscano Parlatore che nell’Ottocento scopriva l’unicità del luogo. Il progetto prevede di costruire una centralina completamente interrata, scavando fino a una profondità di 11 metri: un edificio sotterraneo sommerso da una marea di cemento, un programma che ha indotto Bruno Vaghi ad appellare all’associazione Salviamo il Paesaggio. L’opera, se autorizzata, confermerà la strategia per cui gli stessi corsi d’acqua gestiti dal Consorzio irrigazioni sono finalizzati alla produzione di energia elettrica per tutto l’anno, non più a sostenere nella stagione calda l’agricoltura, a propria volta trasformata in agroindustria. E dire che basta sostituire le turbine di una grande centrale idroelettrica per ottenere una potenza maggiore delle centraline progettate sui corsi d’acqua della campagna cremonese.

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