Cremona Insultata e presa in giro di persona e nel gruppo Whatsapp della classe, chiamata “stupida”, “bugiarda”, “cicciona” anche se non lo è, presa di mira dai bulli, un’alunna di seconda media ha dovuto lasciare la scuola media e studiare a casa con la madre, Silvana Gambino, maestra di professione, che ha deciso di raccontare l’amara vicissitudine che la figlia ha dovuto sopportare. La dislessia e il bullismo hanno trasformato la frequenza scolastica di una ragazzina di 12 anni in un incubo, con una serie, fra ottobre e febbraio, di sette ingressi al Pronto soccorso e un ricovero ospedaliero di quattro giorni nel febbraio di quest’anno. Un incubo pieno di ansia e di paura, perché la dislessia, malgrado una legge nazionale che prescrive le misure compensative, è ancora un tabù. Bambini e ragazzi che ne sono colpiti non riescono a leggere e scrivere, ma sono intelligenti come gli altri: devono soltanto usare mezzi tecnici adatti. Occorrono mappe concettuali, calcolatrici, correttori ortografici, prove orali anziché scritte e un atteggiamento diverso. Eppure, malgrado le conoscenze scientifiche e le leggi concordino nella tutela, per la studentessa di seconda media le offese e l’incredulità sono state il trattamento ricevuto a scuola. La madre, maestra di professione, ha avuto una supplenza da settembre a giugno in provincia di Cremona, a Dosimo, e si è trasferita dalla Sicilia con la figlia, chiedendo un orario di lavoro con alcuni pomeriggi liberi che le consentisse di seguire la figlia nelle cure presso la Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Maggiore e nei compiti. L’orario previsto dalla legge 104 e dalla flessibilità non è stato concesso per motivi organizzativi e la ragazzina così, senza l’aiuto della madre, che fa da tutor, non è riuscita a fare i compiti, diventando così bersaglio dei bulli. La dislessia, anche se diagnosticata, come anche la scoliosi, non è stata creduta. L’alunna è più volte caduta in stati d’ansia ed è anche stata ricoverata. L’appello della madre al mondo della scuola non potrebbe essere più appassionato: “Non abbiate paura di una ragazza con disturbo d’apprendimento: è un’adolescente spaventata, che non ha autostima grazie a un sistema non funzionante. Ma un alunno con questi disturbi è un indicatore della qualità della scuola: in una classe in cui un allievo con dislessia sta bene, in cui sono rispettate le diversità, è un segnale di una buona qualità del sistema”. A settembre la ragazzina tornerà a frequentare, ma in un’altra scuola.

 

Paolo Zignani

 

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