Ogni anno oltre 10.000 cani, ma si parla anche del doppio, vengono stipati in gabbia per le strade per essere scelti dai “clienti”, e poi essere uccisi e cucinati. Circa 3.000 persone muoiono in seguito al consumo di carne contaminata. Una barbarie che non si può giustificare appellandosi alla tradizione. Così come da anni si impegna contro la strage pasquale di agnelli e capretti e contro il consumo di carne in genere, Diana Lanciotti, figura di riferimento nel mondo dell’associazionismo e del no-profit, per la dice no al massacro di cani in cina. “che siano 10.000, 20.000 o 1 solo cane non cambia nulla», ha detto la lanciotti. “anche un solo cane ucciso per essere mangiato è una crudeltà inaccettabile. Lo sappiamo bene noi che i nostri cani li amiamo e, tutt’al più … Li mangiamo di baci”. Sempre contro il massacro di Yulin, la lanciotti aveva scritto una lettera all’ambasciatore cinese, in cui diceva che: “nessun cane deve essere ucciso, nessun cane deve diventare cibo. È un valore diffuso e condiviso: nessuno ha diritto di uccidere gli animali, e non solo quelli cosiddetti d’affezione. Non c’è tradizione che giustifichi i delitti verso gli altri esseri viventi. Scusare una strage facendola passare come tradizione non è più giustificabile, non è più accettabile. Non più, se vogliamo far parte di una società, di un mondo civile”.

 

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