Cresce l’allarme da super batteri e da qui al 2050 uno dei problemi più gravi con cui si dovrà misurare la sanità di tutto il mondo sarà quello della resistenza agli antibiotici. Un fenomeno che rende necessario rivedere il sistema di analisi microbiologica all’interno degli ospedali. Per questo, la Fondazione Charta, con il supporto di Becton Dickinson, ha organizzato un convengo, a Firenze, sui Laboratori di Microbiologia Clinica del Futuro.Vista la carenza di risorse, non solo economiche, ma anche professionali, secondo Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani, bisogna concentrare il ruolo dei professionisti e delle alte tecnologie in pochi centri superspecializzati. “Quando ci troviamo in un’area con un bacino di utenza di 500 mila persone, con quattro ospedali, di cui uno importante, dotato di laboratorio di microbiologia, gli altri tre potrebbero essere ospedali dove transitano i campioni dei pazienti e vengono concentrati dove esistono le tecnologie. Questo consentirebbe anche di intervenire sul territorio ad esempio anche nelle Rsa e nella long term care facility perché si possa monitorare concretamente la diffusione dei microorganismi non solo negli ospedali ma anche nel territorio”.In Italia, i livelli di resistenza agli antibiotici sono maggiori che in molti altri Paesi europei. Per affrontare questo problema, è necessario un approccio integrato da parte dei vari attori, per permettere ai clinici di utilizzare antibiotici più appropriati.Gian Maria Rossolini, direttore del Laboratorio di microbiologia clinica dell azienda ospedaliero universitaria di Careggi:”Attualmente il laboratorio ha la possibilità di accedere a tecnologie innovative che consentono di accedere alle informazioni più rapidamente, quella si chiama fast microbiology, microbiologia rapida. Quello che è importante è che tutti i laboratori che si occupano di questo, possano accedere a queste tecnologie, utilizzandole in maniera appropriata per poterle mettere a disposizione dei clinici che trattano i pazienti”.Nel frattempo, la Regione Toscana si sta attrezzando per costruire una rete di laboratori di microbiologia che siano in grado di dare le risposte, migliori, più appropriate, rispetto al tema dell’antibiotico resistenza.L’assessore regionale al diritto alla salute, Stefania Saccardi: “Abbiamo costruito una rete che si chiama Smart già dal 2013 e l’agenda regionale di Sanità sta facendo uno studio, ha fatto anche una simulazione per capire come questa rete possa essere migliorata, modulata ed essere costruita in modo da essere efficace e efficiente”.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata