Si conferma quanto mai complicato il processo per inquinamento ambientale alla Tamoil. L’udienza di ieri presso la Cassazione si è conclusa non con l’attesa sentenza ma con un’ordinanza che rinvia il verdetto al 25 settembre, quando si riunirà di nuovo la camera di consiglio. Il procuratore generale ha chiesto di respingere il ricorso del manager della Tamoil Enrico Gilberti, già condannato nel 2016 a tre anni dalla corte d’appello di Brescia per disastro ambientale aggravato, con sospensione della pena. Il dato di fatto, cui la magistratura intende appurare le responsabilità, è l’inquinamento da idrocarburi, diffuso nella falda acquifera, nell’area Tamoil e nel terreno circostante, tramite una rete fognaria ridotta a un vero e proprio colabrodo. Lo stesso Procuratore generale della Cassazione ieri ha chiesto di respingere un altro ricorso, quello presentato dalla Procura di Brescia, che aveva chiesto di condannare tutti i vertici della Tamoil sia per disastro ambientale doloso che per avvelenamento delle acque. A Roma, a seguire l’udienza, erano ieri presenti Sergio Ravelli e Gino Ruggeri, del partito radicale cremonese, che hanno condotto da anni una dura battaglia contro l’inquinamento connesso all’ex raffineria di petrolio di via Eridano. Il processo è iniziato nel luglio 2007, e Sergio Ravelli, in una nota, fa presente che se le sentenze di primo e secondo grado verranno confermate si potrà parlare di vittoria piena per i militanti cremonesi del partito radicale. Infatti solo i Radicali, ricorda Ravelli, si sono battuti contro il disastro ambientale causato dalla multinazionale libica in un’area di circa un milione di metri quadrati situata lungo il fiume Po. Il sistema politico, economico e sociale si è dimostrato troppo spesso subalterno agli interessi di una dirigenza spregiudicata e poco responsabile. La prima autodenuncia della Tamoil, per inquinamento, è del 2001, ma il procedimento giudiziario è stato attivato nel 2007 e i principali manager Tamoil sono stati portati a processo nel 2012. Gino Ruggeri, costituitosi parte civile in primo grado in nome e per conto dell’amministrazione, che non si è costituita, ha fatto ottenere una provvisionale di un milione di euro a favore del Comune. E’ una vicenda che dimostra che le comunità locali dovrebbero rialzare la testa contro ogni forma di inquinamento, da quello ambientale, più evidente, a quello economico, sociale e politico, più difficilmente disvelabili. Occorre però che ai cittadini sia restituito il diritto alla conoscenza.

Paolo Zignani

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