Da sette anni il cloroformio e la trielina compaiono nell’acqua che scorre dai rubinetti di Sergnano e del Cremasco, in un’ampia zona che comprende parecchi centri abitati. Di bonifica però, cioè di una soluzione definitiva per garantire la buona qualità dell’acqua, ancora non si può parlare. Ieri sera in consiglio comunale Enrico Duranti ha rivolto un’interrogazione al sindaco Gianluigi Bernardi per chiedere un aggiornamento, dopo le numerose polemiche che nel mese di febbraio hanno accompagnato il caso della contaminazione delle acque, per i tempi straordinariamente lunghi della pubblica amministrazione. La novità il progetto da un milione di euro che sta predisponendo il gestore del servizio idrico Padania Acque, per collocare filtri in modo da migliorare la qualità, suscitando la parziale soddisfazione dello stesso Duranti. Continuano però a valere le doppie soglie: dal punto di vista sanitario l’acqua dei rubinetti del Cremasco è potabile, per il testo unico sull’ambiente, invece, non è in regola. Valgono contemporaneamente, infatti, due leggi che indicano parametri molto diversi tra loro. La competenza, per l’ambiente, è dell’amministrazione provinciale, ma chi fa le analisi è l’Arpa, che è finanziata dalla Regione, mentre le Province interessate sono due, Cremona e Bergamo. Era stata una nota dell’Arpa, nell’agosto del 2017, quasi un anno fa, ad avvisare l’amministrazione provinciale di Cremona perché diverse pericolose sostanze – il benzene, il toluene e gli idrocarburi – erano fuori norma, con dei superamenti dei limiti di tetraidrofurano e diclorometano. Era stata la ditta Flamma di Isso, in provincia di Bergamo, a lanciare l’allarme. Nelle acque cremasche, però, in altri tre pozzi di Castel Gabbiano e Camisano, sono state trovate sostanze inquinanti che l’azienda chimica bergamasca non usa nemmeno. Il sindaco di Casale Antonio Grassi aveva chiesto dove si trovano quei pozzi, e Federico Balestreri, in primavera candidato alle regionali per il M5S, ha presentato un esposto alla Procura di Cremona. La contaminazione delle acque nel Cremasco ha una lunga storia, perché la ditta Flamma aveva dato il primo allarme già nel 2014, e appunto dal 2011 la presenza di triclorometano, cioè cloroformio, risultava in un rapporto dell’Arpa. Si tratta di sostanze potenzialmente cancerogene: infatti Enrico Duranti alcuni mesi ha chiesto anche un registro dei tumori. L’unica certezza, però, è che la bonifica non si fa.

Paolo Zignani

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