Il Morbasco colorato di rosso ieri mattina in via del Sale, vicino alla Coop, ha meravigliato e preoccupato i cittadini, che hanno subito fatto segnalazioni. L’acqua del colatore emetteva inoltre un odore simile a quello degli idrocarburi. Anche il cavo Baraccona, in via Sesto, e la roggia Fregalio erano nelle stesse condizioni: rossi e odorosi. Dopo il precedente di Crema, dove questa primavera le rogge che attraversano la città sono state contaminate da uno sversamento di una ditta bergamasca, anche Cremona appare esposta a rischi che dipendono dai recenti sviluppi dell’agricoltura. Due anni fa a Sesto ed Uniti si era verificato un episodio simile. Lucia Lanfredi del M5S nel comunicato di ieri chiede maggiore attenzione all’uso di sostanze che, utilizzate da impianti di varia natura, possono inquinare i corsi d’acqua cittadini e del territorio, anche solo a causa di sversamenti accidentali. Corsi d’acqua e serbatoi industriali sono troppo vicini. Lucia Lanfredi non nomina il biogas, perché l’origine della contaminazione non è affatto certa, ma Michele Corti, di Terre Nostre Lombardia e Salviamo il paesaggio, già dal 2014 ha notato che l’amministrazione provinciale ha autorizzato per la prima volta l’uso del cloruro ferroso in una centralina elettrica a biogas nel Cremonese. Dopo le originarie autorizzazioni, i biogas che circondano Cremona sono risultati sovradimensionati e destinati però a produrre più energia di quanta ne servisse alle aziende agricole in cui si trovano. Di qui la corsa ai sottoprodotti per alimentare il biogas, e le domande di modifica delle autorizzazioni, che consentono alle aziende di immettere rifiuti e non più solo sottoprodotti agricoli nelle centraline. Il cloruro ferroso rientra nei cambiamenti di ricetta perché consente di ridurre la quota di acido solfidrico presente nel biogas come impurità che causa corrosione. Insomma l’eccessivo numero di impianti a biogas, e la loro eccessiva dimensione, premiata però da contributi pubblici, ha generato una bolla speculativa che non esplode solo se gli impianti vengono continuamente nutriti da più di quanto possa destinare loro il terreno di una sola azienda agricola.
Ieri l’amministratore delegato di Padania Acque Alessandro Lanfranchi ha poi spiegato che il problema si è verificato per un guasto a un serbatoio di cloruro ferrico del potabilizzatore ovest di Padania Acque, che si trova in via Castelleone. Il cloruro ferrico viene usato dai potabilizzatori per togliere l’arsenico dall’acqua. Padania Acque ha fatto sapere che non esiste alcun pericolo, né di inquinamento né di tossicità, data la quantità limitata, due metri cubi, di cloruro ferrico riversatasi nei corsi d’acqua cittadini. E’ stata installata una cisterna sostitutiva, in modo da ovviare al guasto accidentale. La richiesta di un attento monitoraggio, rivolta dalla consigliera comunale Lucia Lanfredi, tuttavia non si chiude.

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