I ritardi dei treni stanno diventando, se possibile, ancora più imponenti. Ieri è stata un’altra giornata stressante per i passeggeri, costretti a lunghe attese e difficoltà di vario genere. Il Cremona Brescia delle 16.24 si è fatto aspettare per 61 minuti a causa di un guasto, mente il Milano Porta Garibaldi Cremona delle 16.36 viaggiava 79 minuti sopra la tabella di marcia, a causa di un altro guasto, capitato questa volta già all’interno del deposito, ancora prima della partenza. Nel Casalasco, sulla Brescia Piadena Parma, la corsa delle 17.50 si faceva desiderare per 40 minuti prima di arrivare, per la ripercussione dei ritardi di altri convogli sulla stessa direttrice. A Porta Garibaldi, chi voleva partire per Cremona doveva armarsi di pazienza: anche il treno delle 17.36 entrava in crisi e veniva sostituito, segnando 52 minuti di ritardo. I disservizi di ieri, in Provincia, non finivano così, perché sulla Brescia Parma, a Piadena, il 17.50 richiedeva 35 minuti più del previsto per arrivare, e alle 19.37 il Cremona Piadena ne perdeva 20. Sono stati 18, a causa di un guasto a un passaggio a livello, i minuti di ritardo della corsa da Milano Centrale delle 18.20 per Cremona, il treno più frequentato. Trenord dava la colpa a Rfi e i pendolari, trecento ogni giorno, dovevano ancora aspettare. E poco dopo le 19, il Mantova Cremona perdeva mezz’ora per un altro guasto a un passaggio a livello. Problemi che si ripetono più o meno identici da anni e non trovano alcuna soluzione. I pendolari non hanno mancato di protestare e ironizzare, pensando a chi ha preso il biglietto di prima classe e si ritrova il ritardo quotidiano di mezz’ora. E poi circola un treno, il 2618, con sei bagni tutti guasti e inutilizzabili. Ieri sono stati visti viaggiatori definiti inquietanti, con bottiglie di alcolici e bicchieri, fra urla e sudori. E di nuovo, negli ultimi giorni, si sono visti treni con poche carrozze, anche nell’ora di punta. E si è viaggiato come sardine.

 

 

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