Sono bastate dieci righe del “decreto Genova” per scatenare le proteste di associazioni ambientaliste e comitati della provincia di Cremona, insorte contro l’articolo 41, che, emettendo “disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione, aumenta di venti volte la soglia degli idrocarburi, ovvero il parametro C10-C40. La presenza massima infatti viene incrementata a 1000 mg per Kg, rispetto al limite di 50 mg che vigeva precedentemente. La sorpresa è data dalla figura stessa del ministro Danilo Toninelli, che da deputato dell’opposizione a 5 stelle era stato l’alfiere delle proteste ambientaliste contro i governi Renzi e Gentiloni, e ora invece si trova contestato da chi chiedeva il suo sostegno e apprezzato invece dal Pd, come dimostra il comunicato del consigliere regionale Matteo Piloni, che all’uscita del decreto plaudiva all’innovazione. Nemmeno gli interventi del ministro dell’ambiente Sergio Costa e dello stesso Toninelli hanno convinto, fra gli altri Cristina Mandelli di Salviamo il Paesaggio, che sostiene che non c’era alcun vuoto normativo da colmare. Una delibera della giunta regionale lombarda aveva alzato il limite degli idrocarburi a ben 10mila mg, e in seguito ai ricorsi di diversi Comuni il Tar ha stabilito che la Regione non poteva differenziarsi dalla norma nazionale, richiamando così il rispetto del Testo unico dell’ambiente, con il limite a 50 mg. Questo dato è stato considerato troppo basso dalle aziende di depurazione, così sono partiti gli appelli del Pd: le aziende non sapevano dove spandere i fanghi destinati all’agricoltura. E’ intervenuto così il decreto Genova, con la promessa di ridurre la soglia il più presto possibile. Cristina Mandelli protesta perché una sentenza della Cassazione riconosceva che il Testo unico indica limiti pienamente applicabili. Se poi i ministri Toninelli e Costa dichiarano di dover abbassare la soglia, perché non l’hanno fatto subito? E così, siccome non si riesce a risolvere il problema dello stoccaggio dei fanghi, li si spande su prati e campi agricoli con quantità di idrocarburi molto più alta, con la promessa di ridurla. A Cremona le ultime lamentele per gli eccessivi odori dello spandimento fanghi, oltre alle preoccupazioni per gli effetti sulla salute, si sono fatte sentire al Maristella e a Cavatigozzi, mentre l’amministrazione provinciale ha autorizzato una nuova serie di spandimenti, anche se minori rispetto agli anni precedenti.

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