“Non abbiamo un interlocutore affidabile, abbiamo una difesa che si impegna con noi per conto del cliente che poi, però, non si sente impegnato”. E’ così, in sostanza, da quanto si è appreso, che i pm di Milano hanno manifestato nell’udienza, davanti al gup Maria Vicidomini, tutta la loro “irritazione” perché il difensore di Silvio Berlusconi, l’avvocato Federico Cecconi, non ha chiesto, “come si era impegnato a fare”, a loro dire, il rito immediato, ossia di saltare l’udienza preliminare nel filone che vede imputato l’ex premier assieme a Roberta Bonasia per permettere così una rapida riunione di questa tranche col processo principale sul Ruby ter in calendario per il 14 novembre. Di fatto si è creato, dunque, un ulteriore stop nel procedimento e il gup ha deciso, poi, di restituire gli atti al procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e al pm Luca Gaglio affinché facciano un nuovo avviso di chiusura delle indagini data una modifica dell’imputazione (il procedimento, infatti, era stato trasmesso da Torino a Milano nei mesi scorsi). A detta dei pm, infatti, la difesa di Berlusconi si era impegnata, sia nell’ultima udienza del processo principale con al centro l’accusa di corruzione in atti giudiziari che in dialoghi informali, a chiedere al gup, anche prima dell’udienza di stamani, il rito immediato per la tranche che riguarda l’ex premier e la showgirl Roberta Bonasia. Filone che era già a Milano anni fa e poi trasmesso a Torino per competenza territoriale e infine tornato nel capoluogo lombardo. I magistrati torinesi, infatti, avevano stabilito, anche sulla base di atti depositati dalla difesa, che Bonasia fino al febbraio 2016 avrebbe usufruito in comodato gratuito di un appartamento al 22esimo piano della Torre Velasca, a Milano, ultima contestazione che ha radicato la competenza territoriale. Il giudice oggi all’inizio dell’udienza preliminare ha stabilito, senza che la difesa sollevasse la questione, che i pm dovranno notificare un nuovo avviso di chiusura delle indagini sulla base del rinvio degli atti da Torino, anche se la Procura aveva mantenuto l’originale imputazione che già prevedeva la competenza milanese. In pratica, si è creato un altro stop nel procedimento che potrebbe portare anche all’ennesimo rinvio del processo principale a carico dell’ex Cavaliere e altri 27 imputati con al centro i milioni di euro versati dal leader di FI, secondo l’accusa, per pagare il silenzio delle ragazze testimoni. Processo mai partito dal gennaio 2017. Tuttavia, la Procura, in ipotesi, potrebbe anche decidere a questo punto di non puntare a riunificare il filone Bonasia con il dibattimento principale. Nel frattempo, sempre in udienza è emerso anche che tra la difesa della senatrice di FI e stretta collaboratrice dell’ex premier, Mariarosaria Rossi (imputata), e i legali delle ragazze parti civili non ci sarebbe stato ancora alcun contatto significativo per eventuali risarcimenti. Volontà di risarcire che era stata espressa nella scorsa udienza del 24 settembre.

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata