A quanto pare non tutti rispettano l’obbligo dei sacchetti biodegradabili, in vigore dal 1 Gennaio 2018, che prevede di fornire e far pagare ai clienti i sacchetti green, riguarda infatti tutti gli esercizi che vendono cibi sfusi (pane, pesce, carne, ortofrutta, gastronomia) ma anche i medicinali e si applica quindi a supermercati così come negozi e mercati rionali.

L’obiettivo della legge è quello di abbattere le buste di plastica non biodegradabili visto che sono un elemento chiave per l’inquinamento dei nostri mari. Le buste, infatti, impiegano circa 20 anni per distruggersi e diventare invisibili, ma si decompongono in milioni di minuscoli pezzi (le microplastiche) che finiscono nella catena alimentare.

Quello che emerge da un inchiesta fatta dalla rivista Inchieste di Altroconsumo, la quale ha fatto il punto della situazione a quasi un anno dall’introduzione della nuova legge e a quanto pare almeno 4 sacchetti su 10 non sono biodegradabili. Hanno infatti analizzato i sacchetti distribuiti in 200 punti vendita (supermercati, ipermercati, mercati e piccoli negozi) di 11 città italiane.

Dal risultato emerge che nella grande distribuzione possiamo stare tranquilli, dov’è nessuna busta è fuorilegge, le cose cambiano proprio nei piccoli negozi dove il 22% dei sacchetti non è biodegradabile, la situazione peggiore è soprattutto nei mercati con 7 sacchetti su 10 non sono green.

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