Già si pregustava la riapertura del ponte sul Po per il maggio dell’anno prossimo, con inizio dei lavori ai primi di dicembre e 150 giorni di tempo per concludere la riqualificazione, dopo la chiusura che risale ormai al 7 settembre 2017. Non sarà così: i tempi si allungano per il ricorso al Tar di Parma presentato da Edil 2000, associazione d’imprese guidata dalla Mecos. Un problema per le imprese e i pendolari costretti da 13 mesi a raddoppiare il percorso verso Colorno e Parma, con un pesante dispendio economico.

L’amministrazione provinciale di Parma, proprietaria del ponte, ha confermato oggi l’esistenza di un ricorso con un comunicato del dirigente del servizio viabilità, Gabriele Annoni, pur senza fare nomi di alcuna ditta. E dato che sono state due le richieste d’accesso agli atti, dopo l’apertura delle buste e l’assegnazione dei lavori, l’11 ottobre, al gruppo d’imprese Micheli-Coimpa, i ricorsi potrebbero essere più numerosi: se la scadenza è oggi, fa fede però la data sul timbro postale.

Da quanto è trapelato, Edil 2000 ricorre al Tar perché il bando è stato modificato. In una prima versione, sarebbe stata premiata con 24 punti l’azienda in grado di schierare il direttore dei lavori con il curriculum migliore, per garantire affidabilità. Così Edil 2000 ha ingaggiato, a quanto pare, il miglior professionista in circolazione, salvo poi perdere per la soppressione della regola. La gara è stata assai combattuta: Coimpa, cioè il Consorzio stabile di Parma, ha vinto con 90,96 punti, solo 20 centesimi più di Preve. La cremonese Beltrami si è classificata terza con 81,71, quindi Engeco con 79,783 e Edil 2000 con 73,18. Due i fattori considerati dalla commissione di gara: l’offerta economica e i tempi. Consistente l’importo a base d’asta: 3 milioni e 478mila.

A Casalmaggiore il ponte è chiuso, a San Daniele Po invece si può circolare solo a senso unico alternato da mesi. I lavori sono stati assegnati in questo caso all’Engeco di Milano, che dovrà concluderli entro quattro mesi, per la primavera 2019.

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