La plastica abbandonata, raccolta e poi riciclata, può diventare uno strumento per affrontare situazioni di emergenza. E’ questo il risultato del progetto sperimentale presentato a Ecomondo da Corepla che, assieme l’Ong Waste Free Oceans, hanno realizzato un prototipo di casetta-rifugio con la plastica raccolta lungo il fiume Po. Antonello Ciotti, presidente del Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.

“Con Waste Free Oceans e con una società inglese abbiamo chiuso il loop, abbiamo fatto una vera economia circolare: producendo dai rifiuti raccolti dal fiume una casetta, una sorta di casa rifugio che può essere costruita in quattro ore, ha un costo estremamente limitato e può servire in quei casi in cui serve un rifugio in tempi brevi e in casi estremi”.

Parte dei rifiuti plastici raccolti con barriere sperimentali in polietilene nel fiume Po, dopo essere stati riciclati da Corepla, sono stati inviati all’impianto Storm Board del gruppo inglese Protomax Plastics, azienda specializzata nella produzione di lastre in plastica riciclata che trovano impiego soprattutto nel settore dell’edilizia, e in seguito trasformati in pannelli destinati a costruire le casette.

E come spiega Lorenzo Barone, direttore tecnico di Castalia: “I risultati sono sicuramente positivi, per due aspetti: durante il periodo di magra il quantitativo di plastica raccolta non è stata eccessiva perché, per fortuna, si ha avuto un’evidenza che il fiume non portava tantissima plastica. Dall’altra parte positivo anche perché il quantitativo di plastica che è stato intercettato e recuperato nella parte dove c’erano le barriere, è stato recuperato con buona approssimazione per un quantitativo superiore dell’80%”.

Partner del progetto, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il responsabile ricerche e progetti, Andrea Barbabella: “Da alcuni mesi, prima dell’estate, insieme a Castalia e a Corepla, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha avviato una sperimentazione che per la prima volta in Italia e probabilmente anche in Europa tenta di intercettare la plastica nei fiumi prima che arrivi in mare. L’80% del marine litter deriva da terra e non da plastica gettata direttamente in mare. Il vantaggio importante è che questa plastica è meno degradata, è più facilmente riciclabile e recuperabile rispetto alla plastica che noi raccoglieremmo in mare. La sperimentazione sta andando bene, sta dando buoni risultati”.

Al termine di Ecomondo, i pannelli, velocemente montabili e smontabili, verranno inviati nell’isola di Lesbo, in Grecia, dove c’è uno dei più grandi campi profughi, con l’obiettivo di utilizzare in futuro i rifiuti plastici prodotti e raccolti nel campo stesso.

 

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