Cremona. Sulle spalle dei 12 consiglieri provinciali neoeletti alle urne del 31 ottobre si posa un macigno, sotto la forma della lettera datata venerdì 17 con cui i comitati di Crotta d’Adda e Acquanegra augurano buon lavoro. Si tratterebbe nientemeno che di “sostenere un’idea e una pratica di giustizia ambientale”, richiamando la necessità, che dovrebbe essere per la verità fondamentale per tutti, di “costruire o ricostruire un buon rapporto fra l’amministrazione provinciale come istituzione e il territorio, tutto, senza figli e figliastri”. Una chiara critica contro la politica che genera figliastri e poi li abbandona, mentre le conferenze dei servizi si susseguono e si concludono quasi sempre con autorizzazioni, anche se i tecnici e le imprese private dimostrano “scarsa capacità di ascolto delle esigenze degli abitanti, coinvolti loro malgrado dal futuro insediamento”. Si parla del compostaggio di sfalci verdi proposto dalla ditta Sovea, con la richiesta di rivedere l’iter, compresa l’esenzione della Via, ma c’è in gioco il ruolo della Provincia, con un aut-aut: “o si mette al servizio dei cittadini, o si riduce a una ristretta casta di amministratori che si scambiano favori”. Dunque, o la democrazia, con le centinaia di firme raccolte dai due comitati, o la tutela degli interessi delle imprese. In passato Crotta d’Adda e Acquanegra hanno subito la discarica d’inerti, poi raddoppiata, l’impianto a biogas, gli allevamenti intensivi di polli, tacchini e maiali, lo spandimento di fanghi anche in zone golenali, il pomodorificio e l’azienda di mangimi: in tutto 300 camion al giorno già oggi, con la prospettiva di un ulteriore aumento. I comitati locali, sostenuti da decine di associazioni del territorio, chiedono programmazione. Il tecnico Valerio Gamba, un anno fa, ha confermato, nella relazione del Comune di Crotta sulle problematiche ambientali, la serietà della situazione, cui si aggiungono il rischio idrogeologico e l’inquinamento atmosferico, malgrado gli obblighi di tutelare gli Spiaggioni di Spinadesco, il Po e l’Adda.

 

Paolo Zignani

 

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