Cremona. Due cartelle e due righe, compresa una tabella; una serie di otto princìpi e quattro obiettivi. Comunicato stringato, essenziale, dalle linee del tutto condivisibili, tuttavia tutte da mettere in pratica entro una data che in via Giordano, in particolare, e in via Dante, assume un suono involontariamente sinistro: 2029. Si chiama Pums, Piano urbano della mobilità sostenibile e sarà attuato dopo un percorso di condivisione con i portatori d’interesse, i cosiddetti stakeholder, come l’associazione degli amici della bicicletta, il comitato di quartiere, la società dei bus e tutti quanti gli operatori coinvolti, con i quali l’assessore alla mobilità e all’ambiente Alessia Manfredini si confronterà per concordare le azioni da compiere concretamente. Gli obiettivi sono appunto quattro: la riduzione della mobilità privata, innanzitutto in automobile, dal 53 al 30%, il raddoppio degli utenti del trasporto pubblico dal 5 al 10%, l’aumento delle biciclette dal 20 al 30% e anche degli spostamenti a piedi, dal 22 al 30% dei cittadini. E’ la scelta della giunta Galimberti su proposta dell’assessore Manfredini, che si è basata sui dati Istat del 2011, e ulteriore verifiche. Maria Cristina Arata, presidente sia del comitato di quartiere di via Giordano e che del comitato per il referendum sulla strada Sud, però non può dirsi soddisfatta, dopo che il Pums è stato più volte invocato tra le soluzioni al problema del traffico di via Giordano. E’ un piano urbano, quando si sa che in via Giordano, spiega Arata, la maggior parte delle persone vengono da fuori città: il quartiere, come anche Cavatigozzi, San Felice, Malagnino e altri centri, è attraversato da spostamenti a raggio più ampio. Poi, negli anni scorsi, sono state autorizzate molte costruzioni in periferia, creando rioni dormitorio, e adesso, per togliere l’eccesso di traffico, dicono di andare in bicicletta per chilometri al lavoro, anche d’inverno. Maria Cristina Arata fa proprie lamentele molto diffuse tra i cittadini: ci sono famiglie con quattro auto, perché lavorano in tempi e luoghi diversi: i bus seguono linee troppo lunghe e poco funzionali a chi deve spostarsi. Volevamo vedere una soluzione alternativa, conclude Arata, e ci chiedono di cambiare abitudini, come fosse semplice dopo tanti anni.

 

Paolo Zignani

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