Dopo la crescita record registrata quest’anno, la congiuntura economica della provincia di Cremona, nell’analisi che ne fa la Camera di commercio, presenta alcuni segni negativi, sulla base delle risposte date da un campione di 139 aziende fra le più rappresentative di tutti i settori. Nel secondo trimestre il calo degli ordinativi sia interni che esteri aveva fatto suonare il campanello d’allarme, che nel terzo trimestre trova conferma nel rallentamento della produzione, meno 0,1 %, e del fatturato, meno 0,5 sul secondo trimestre. Non è certo un segnale di crisi, perché quest’anno, fra gennaio e settembre, la provincia ha segnato un incremento del manifatturiero del 5,7%, al primo posto in una regione dove non ci sono province col segno meno. L’andamento negativo va considerato come un effetto rimbalzo tipo dopo la fasi più positive. E’ un dato di fatto, però, sottolineato dal presidente camerale Gian Domenico Auricchio, che il rallentamento dell’eurozona, dell’Italia e della Lombardia si riflette in provincia, dove comunque il dato tendenziale, rispetto al terzo trimestre 2017, vede il fatturato in crescita del 4,3% e la produzione del 3. Resta positiva l’occupazione, più 0,2 fra luglio e settembre, e + 2,5 sui dodici mesi. Gli ordinativi esteri calano a -0,5 nel trimestre, ma restano in terreno ampiamente positivo rispetto all’anno scorso, mentre gli ordini interni scivolano in territorio negativo: meno 1,4 nel trimestre e – 2,3 sul 2017. Si ripropone quindi il dualismo dei periodi negativi, che vede penalizzate le attività minori, costrette a confrontarsi col mercato interno, mentre viene premiato chi può esportare all’estero. Fra i settori industriali, nel terzo trimestre la siderurgia ha segnato un aumento della produzione del 10%, la meccanica del 5%, la chimica invece ha rallentato (più 0,4), mentre l’alimentare è in negativo per l’,17%. Il comparto dell’artigianato, invece, presenta variazioni molto più contenute in un andamento positivo che si conferma stabile.

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