La spesa sanitaria italiana è pari all’8,9 del Pil, contro il 9,8 della Gran Bretagna, l’11,1 della Germania e il 17,1 degli USA. A coprire il 74% dei costi è il servizio Sanitario nazionale e negli ultimi 5 anni Sono dati contenuti nel “Rapporto Oasi 2018” e che confermano come il servizio sanitario raggiunga un equilibrio economico, pur mantenendo buoni risultati sulla salute della popolazione in generale, anche se le diversità geografiche nella qualità delle cure restano drammatiche. Il rapporto, attraverso 18 capitoli, costruisce una sorta di fotografia aggiornata al 2017 della Sanità italiana.

Leggendo le statistiche grave è il disequilibrio derivato dall’aumento della popolazione anziana ma soprattutto si fanno sempre più critiche le condizioni del personale sanitario.

Il blocco del turnover, che è stato utilizzato per anni come principale strumento della riduzione di spesa, fa sentire i suoi effetti: il 53% dei medici ha più di 55 anni e il numero dei candidati alle specialità mediche è più che doppio rispetto ai contratti finanziati.

In Italia il personale infermieristico è meno della metà rispetto alla Germania. L’equilibrio economico del Servizio sanitario 2017 è segnalato dal fatto che le Regioni del Centro-Sud sono ormai virtuose come quelle del Nord. I dati sono lì a dimostrarlo: il Lazio, ad esempio, ha registrato un avanzo di 529 milioni e la Campania di 77. Il principale indicatore di salute, l’aspettativa di vita rimane eccellente (82,8 anni al 2016), ma l’Italia è passata dal 2° al 6° posto nel mondo nella classifica dell’OMS. I tassi di mortalità per tutte le malattie sono in declino, ma le diversità geografiche nella qualità delle cure restano drammatiche, tanto che l’aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord, con la Calabria che si assesta a 52 anni e la provincia autonoma di Bolzano che arriva a 69.

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