L’ipotesi ventilata alcuni mesi fa si sta traducendo in realtà: l’azienda Maschio Gaspardo intende chiudere la sede ex Feraboli di via Bredina, visibile lungo la tangenziale, per aprire a una decina di chilometri di distanza, a Sospiro, se non in provincia di Brescia. Il nuovo amministratore delegato della società ha fatto già sapere però ai dipendenti che non tutti potranno conservare il posto di lavoro, perché il bilancio risulta troppo magro. Mancherebbero infatti due milioni di euro, e l’organico, oggi di 150 addetti, diminuirebbe di 50. Per questo i lavoratori stamattina hanno scioperato, presidiando l’ingresso, e si preparano a un incontro con l’azienda. Lunedì in fabbrica sarà giorno d’assemblea generale. Ancora una volta il Comune è stato chiamato in causa dall’azienda, che ha chiesto il cambio di destinazione d’uso dell’area attualmente occupata, da produttiva a commerciale. La settimana prossima la giunta, che segue la vicenda con la vicesindaco Maura Ruggeri e l’assessore all’urbanistica Andrea Virgilio, incontrerà l’azienda, ma già in passato la richiesta di modificare il Pgt è stata respinta. In commissione territorio la presa di posizione del centrosinistra è stata chiara e inequivocabile: la richiesta dell’azienda va respinta, come un ricatto occupazionale, perché si tratterebbe di una promessa di maggiori assunzioni senza la certezza che venga rispettata. La dirigenza della Maschio Gaspardo in marzo ha affermato che, vendendo l’area, sulla quale poi si insedierebbero attività commerciali, con un nuovo supermercato, la proprietà incasserebbe sei milioni, con i quali potrebbe investire creando 70 posti di lavoro in più, rispetto ai 180 previsti a fine 2018. L’obiettivo è di realizzare un polo della meccanizzazione agricola, fortemente legato al territorio e all’università. Nel centrosinistra finora ha prevalso la linea di chi sostiene che la ditta di macchine agricole in realtà vuole fare concorrenza in modo pesante, togliendo dal mercato un marchio che la infastidisce. Nel centrosinistra tuttavia si è aperta anche una linea di pensiero più possibilista, dato che solo il settore commerciale oggi sta creando posti di lavoro.

 

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