La giornata mondiale della lotta all’HIV-AIDS vuole ricordare le 45000 vittime italiane dell’HIV che sono decedute (soprattutto prima del 2015) e vuole mandare un messaggio che è prima di tutto contro ogni tipo di discriminazione. Infatti il contagio da HIV è legato ai comportamenti a rischio (al mancato utilizzo del preservativo in particolare) e non all’orientamento sessuale, come purtroppo alcuni sono portati a pensare.

Attualmente, in Italia, tra le 125.000 e le 130.000 persone convivono con l’HIV, prevalentemente maschi. Sebbene larga parte di queste persone sia già stata diagnosticata, tra le 12.000 e le 18.000 non hanno ancora scoperto la propria sieropositività, nonostante almeno un terzo (circa 6.000) abbia un’infezione da Hiv in fase avanzata.

Dai dati più aggiornati, riferiti al 2017, emerge che negli ultimi tre anni l’incidenza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv in Italia ha mostrato un andamento pressoché stabile, simile per tutte le modalità di trasmissione (ovvero maschi che fanno sesso con maschi-Msm, eterosessuali, utilizzatori di sostanze per via iniettiva). Nel 2017, la maggioranza delle nuove diagnosi è stata attribuita a rapporti sessuali non protetti, che costituivano l’84,3% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 45,8%; Msm 38,5%).

I dati mostrano che c’è ancora tanto da fare in termini di educazione sessuale e di sforzo preventivo.

Esiste oggi un nuovo trattamento farmacologico che in alcuni casi viene somministrato per prevenire il contagio da HIV e che ora disponibile anche in Italia la a cosiddetta Pre Exposure Prophylaxis.

Sempre a proposito della malattia restano molti pregiudizi: in particolare sopravvive il mito del collegamento tra orientamento sessuale e HIV, smentito dai numeri e dai fatti.

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