C’era un tempo in cui farsi un abito con tessuti riciclati era una necessità, oggi è una tendenza spinta dai tanti – millennials in primis – che cercano in un capo non solo il bello, ma anche il rispetto dell’ambiente e di chi lo produce.

Che la sostenibilità non sia una moda passeggera lo testimonia la nascita di Reborn Ideas, il primo e-commerce omnicanale di prodotti Made in Italy realizzati mediante upcycling. La start up italiana – il cui motto è ‘Nothing is lost. Everything is reborn’ – si presenta come il primo aggregatore di prodotti ideati da designers e realizzati tramite recupero creativo o realizzati con nuovi materiali ecosostenibili.

Se il riciclo è la trasformazione dei rifiuti in materiali riutilizzabili, l’upcycling è il passaggio successivo, grazie al quale viene data una seconda possibilità ai prodotti dismessi. Ecco che sulla vetrina di Reborn Ideas ci sono i fiocchi nascita e copertine in cashmere e seta di La mia cicogna, gli occhiali in legno, sughero o carta di Fenz, i costumi da bagno in ECONYL ottenuto rigenerando reti da pesca ed altri rifiuti di nylon, le borse di Big To Bag fatte recuperando le maxi affissioni.

“La moda è la seconda industry al mondo ed entro il 2030 – spiega Maurizio Mazzanti, fondatore di Reborn Ideas – il consumo mondiale di vestiti dovrebbe salire del 63% arrivando a 102 milioni di tonnellate. L’industria della moda prevede di raddoppiare la quantità di poliestere riciclato impiegato, arrivando a 76 milioni di tonnellate. Questo dato da solo contribuisce ma non è sufficiente a ridurre l’impatto ambientale, per farlo è necessario adottare modelli sostenibili, partendo dal design del prodotto, che deve sostenere un ciclo di vita più lungo, sia dal punto di vista fisico che emozionale. Reborn Ideas vuole dimostrare che tramite il principio dell’upcycling e del recycling è possibile generare prodotti di qualità elevata con un ridotto impatto ambientale”.

Ne sono convinti anche i toscani di Rifò, che hanno appena lanciato ‘Phoenix’, un progetto di raccolta di abiti usati: chiunque, su tutto il territorio nazionale, potrà spedire alla start up pratese i propri capi usati in 100% lana cashmere che vuole riparare o rigenerare. Una volta ricevuti gli abiti, l’azienda, ove possibile, li riparerà per poi rispedirli al mittente come nuovi, o li “trasformerà” in nuovi capi d’abbigliamento.

“Secondo alcune stime – spiega Niccolò Cipriani, founder di Rifò – l’industria della moda spreca globalmente circa un camion di tessuti al secondo. Con Phoenix vogliamo sensibilizzare i consumatori sull’importanza del recupero di abiti vecchi e dismessi che possono essere riparati, riutilizzati, trasformati e rigenerati, coinvolgendoli direttamente e in modo attivo e partecipe nel processo di recupero, dall’inizio alla fine”.

Si inizia con il cashmere, per poi passare a lana e cotone. Ma c’è un però: non tutto può essere rigenerato. Secondo il Rapporto L’Italia del riciclo diramato nel 2017 da Fondazione per lo sviluppo sostenibile e FISE UNIRE, sono 133.000 le tonnellate di rifiuti tessili raccolte in Italia nel 2016, circa 2,2 kg procapite, di cui, però, solo il 29% destinate al riciclo. Ecco perché certe scelte è meglio farle a monte.

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