Sempre più piccole eppure sempre più dannose: le centraline idroelettriche, che dovrebbe costituire la fonte di energia più pulita e meno inquinante, secondo il report di Legambiente Lombardia sta invece peggiorando di qualità, proprio come sostengono diversi comitati e associazioni della provincia di Cremona. Un secolo fa venivano costruiti impianti molto grandi – dighe, centrali, condotte – da di diversi anni invece le nuove opere hanno dimensioni sempre minori. Fra 2013 e 2018 le centraline autorizzate in Lombardia sotto i 3mila kilowattora sono aumentate da 483 a 705, mettendo però in contraddizione due direttive europee, recepite da due piani nazionali, la prima per l’aumento delle rinnovabili e la seconda per la tutela e il miglioramento dei corpi idrici. La potenza media delle nuove centraline lombarde è scesa da 486 a 133 kilowatt, col risultato che la potenza totale dei 705 nuovi impianti, 291 megawatt, è pari solo a un quarto degli impianti preesistenti, 71, che generano 1.224 megawatt. Legambiente contesta la pianificazione strategica, la sottovalutazione dei rischi idrogeologici e la mancanza di trasparenza. L’effetto è che l’energia rinnovabile aumenta pochissimo, mentre lo Stato paga contributi pubblici rilevanti, fino a 400mila euro, per ottenere corsi d’acqua più poveri. La provincia di Cremona non si differenzia, avendo visto crescere le centraline da 9 a 19, contando l’ultima autorizzazione provinciale, quella sul dogale Grumone a Corte de Frati. La potenza complessiva è salita ben poco in cinque anni: da 4.012 a 8.633 kilowatt in provincia. In compenso le palate Babbiona e Malcontenta, a Casale Cremasco, si sono impoverite, e la riserva naturale Menasciutto è ancora sotto attacco. L’Adda è stato preso di mira da diversi progetti, alcuni dei quali fermati, altri realizzati a Rivolta e Pizzighettone.

 

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