Piacenza Sono state numerose, nelle ultime settimane, le segnalazioni delle imprese emiliano-romagnole sulle criticità nella gestione dei rifiuti speciali. Ed ora giunge la prima risposta della Regione con l’approvazione della delibera che velocizza l’iter autorizzativo per l’incremento delle quantità di rifiuti che è possibile stoccare negli impianti già esistenti in Emilia-Romagna. Atto per il quale l’Agenzia regionale per la prevenzione ambientale e l’energia (Arpae) dovrà dare precedenza e assoluta priorità nella valutazione delle richieste di incremento a quelle in arrivo in questi giorni e fino al prossimo 31 dicembre, privilegiando così quelle presentate dalle aziende attualmente alle prese con le difficoltà di smaltimento. Un assenso che arriverà comunque solo con la piena garanzia delle condizioni di sicurezza e della normativa ambientale. Ora il prossimo step sarà costruire un accordo tra la Regione e i principali gestori degli impianti al fine di accogliere prioritariamente i rifiuti speciali prodotti dalle aziende emiliano-romagnole. Trattandosi di rifiuti “a mercato”, l’accordo non potrà che essere naturalmente su base volontaria ma, nei limiti delle disponibilità date e nel rispetto dei contratti in essere, la Regione ha raccolto un’importante disponibilità dei gestori stessi a farsi carico in via prioritaria delle esigenze delle imprese del territorio per superare le criticità in corso. Paola Gazzolo, assessore regionale all’Ambiente ha spiegato di aver incontrato in questi giorni tutti i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e dei gestori degli impianti che avevano segnalato la necessità di stoccare i rifiuti all’interno dei propri magazzini o di portarli all’estero, con un inevitabile aumento dei costi. Le criticità prosegue Gazzolo evidenziate dalle aziende sono la conseguenza della scarsità di impianti di trattamento che contraddistingue l’intero Paese: una questione che si riflette anche su una Regione da sempre virtuosa come l’Emilia-Romagna, perché i rifiuti speciali possono circolare sul territorio nazionale secondo le regole del libero mercato, quindi al di fuori da ogni pianificazione regionale”.

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