Cremona. La nuova ciclabile di viale Trento Trieste comincia a fare paura agli automobilisti, che temono ormai un’estate col batticuore. La preoccupazione domina gli interventi che si susseguono sul Web dal primo pomeriggio: la pista è stretta e pericolosa, e pedoni e ciclisti, abituati come sono al caos che da sempre regna sul viale, la invadono sia da destra che da sinistra, passando dalla carreggiata al marciapiede e viceversa attraverso la ciclabile, mentre gli automobilisti temono di non poter evitare incidenti. Gli incroci con le vie laterali – Geromini, Antica Porta Tintoria, Martiri di Sclemo – evocano terrore come una roulette russa, per lo stridore delle brusche frenate. Il dato di fatto è che non ci sono semafori, i ciclisti non hanno alcuno stop da rispettare e quindi procedono con bella disinvoltura, anche contromano, senza nemmeno dare un cenno a chi si trova al volante, il quale non li vede arrivare. Di sera poi l’illuminazione carente complica ulteriormente un percorso già maledetto per gli ingorghi, i semafori e i tempi lunghi. Dall’incrocio con corso Garibaldi alla tangenziale occorrono dai 15 ai 25 minuti, secondo il clima e i flussi di traffico. Lamentele che già nel quinquennio 2009-2014 sommergevano il viale, con la promessa del centrosinistra, allora all’opposizione, di mettere in sicurezza la ciclabile, che era limitata a una striscia sull’asfalto e finiva nel nulla. La crociata dell’assessore Alessia Manfredini per la mobilità sostenibile urta dunque contro indomite consuetudini. I ciclisti viaggiano senza fanalini accesi, e la stessa presenza di veicoli parcheggiati tra ciclabile e carreggiata li rende invisibili, fino all’improvvisa svolta. Così c’è chi chiede semafori a ogni incrocio, come in viale Po, chi protesta per la temporanea riduzione dei posti di parcheggio, e chi chiede lumi a una scuola guida: a chi bisogna dare la precedenza, quando si svolta a destra? Alle biciclette, che però non devono tagliare la strada. Problemi che peggioreranno d’estate, con l’aumento del traffico delle bici.

 

Paolo Zignani

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