Il Piano di zona 2019-2020, che disegna il futuro dei servizi sociali, dovrà passare per l’approvazione dei singoli consigli comunali del distretto, che comprende 47 Comuni, con Cremona capofila. La bozza sinora adottata dall’Azienda sociale, da quanto trapela, si esprime criticamente nei confronti dell’applicazione del reddito di cittadinanza, considerata la difficile prospettiva del ruolo di coordinamento che avranno i centri per l’impiego, e traccia tuttavia un bilancio positivo degli interventi compiuti negli ultimi quattro anni, in particolare del Rei, Reddito di inclusione sociale, approvato con la legge del settembre 2017. L’applicazione del Rei a Cremona è aumentata con il passare dei mesi. Alla data del 7 dicembre 2018, il Comune di Cremona ha ricevuto 570 domande, di cui 289 già accettate. Le domande respinte sono 195, e 15 quelle sospese per il ritardo dell’Inps: in questi casi il reddito è sotto i 20 euro. Otto persone hanno ricevuto il Rei e non ne hanno più diritto. Gli altri Comuni del distretto invece hanno faticato a intercettare le domande, e si stanno riorganizzando. Nel Cremonese, città esclusa, le domande sono a inizio dicembre sono state 280 di cui 109 accolte. Il problema principale è il contrasto della povertà. Le strategie delle istituzioni si stanno adattando alle esigenze dei cittadini economicamente e socialmente fragili, per migliorare il monitoraggio del bisogno, la condivisione degli informazioni, la tracciabilità e la valutazione degli interventi. In particolare la collaborazione tra servizi sociali e Linea Più ha permesso di chiarire che sono 30 gli utenti ai quali i Comuni pagano interamente le bollette di luce e gas, mentre sono molto più numerosi, a centinaia, quelli in crisi temporanea. Cambia anche la Caritas, cioè la cooperativa Servizi per l’Accoglienza, che ha deciso di sostituire in parte le camere multiple con i mini-alloggi. Uno dei punti critici principali è la scarsa efficacia dei servizi per le donne in difficoltà, che siano vittime di violenza o no. Altro grave problema è la difficoltà di prevenire la caduta nello stato di povertà: non c’è sufficiente dialogo con i nuclei familiari con reddito annuo fra 7.500 e 10mila euro. Tra i progetti, il recupero degli scarti alimentari e il potenziamento dell’agricoltura sociale, acquisendo l’uso di terreni.

 

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