Negli ultimi anni stilisti di fama mondiale le hanno bandite dalle proprie collezioni, tra questi Armani, Gucci, Versace, Furla, Jean Paul Gaultier e molti altri. Ormai il futuro delle pellicce è fortunatamente minato dalla sensibilità dei consumatori verso la tutela degli animali. La conclamata crisi di questo mercato è dimostrata anche, ad esempio dalla chiusura, nelle scorse settimane,  dell’allevamento di visoni a Modena che ha cessato la produzione dopo ben sessant’anni. Un importante traguardo per quanti si sono battuti per i diritti animali come l’associazione Essere Animali che già tre anni fa aveva occupato lo stabilimento. Gli attivisti dell’associazione si erano incatenati sui tetti dei capanni dell’allevamento a Fossoli, in provincia di Modena e lo avevano occupato per più di mezza giornata per protestare contro le sofferenze dei visoni nelle gabbie e per impedire la loro uccisione nelle camere a gas.Siamo stati per ore vicini a quegli animali, costretti in minuscole gabbie di rete metallica e destinati a una morte orribile, e la notizia della chiusura di questa struttura ci rende enormemente felici” dicono da Essere Animali. L’allevamento ha chiuso sia per la crisi globale del settore della pellicceria e sia per le difficoltà ad allevare una specie alloctona come i visoni, per il potenziale rischio ambientale in caso di fughe o liberazioni di animali. Ma la strada da fare è ancora molta. In Italia sono ancora attivi circa venti allevamenti di visoni, per una produzione annua di 160mila pelli. Già 12 paesi dell’Unione Europea li hanno vietati, alcuni anche con produzioni molto più importanti di quella italiana. Due proposte di Legge che vieterebbero questi allevamenti sono già state depositate e assegnate alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ma è necessario che vengano discusse con urgenza. Il futuro della moda è senza pellicce. L’alternativa più che valida è il sintetico – purchè accertato e non mascherato come tale – bello e indistinguibile dalla pelliccia vera. Basta dunque indossare la morte e sofferenza di animali, esseri viventi che come tali hanno il diritto, appunto di vivere.

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