In questi giorni di grande freddo attenzione al cuore, in particolare per gli anziani fragili, gli ipertesi, i cardiopatici e gli scompensati. L’appello viene lanciato dai cardiologi perchè quando le temperature sfiorano o sono sotto lo zero, il nostro organo più importante è a rischio. Il gelo può favorire spasmi delle arterie coronariche e peggiorare il quadro dei pazienti affetti da coronaropatie. Ma non solo, come spiega Antonio Rebuzzi, professore di Cardiologia presso l’Università Cattolica di Roma e direttore della Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Gemelli. I rischi d’infarto aumentano fino al 34%. Il gelo favorisce l’ischemia miocardica e  in chi ha una coronaropatia queste crisi, se prolungate, possono diventare infarto. La vasocostrizione legata alle basse temperature può far schizzare in alto la pressione ed è quindi opportuno accertarsi se sia o meno il caso di aumentare il dosaggio dei farmaci per controllare la pressione, soprattutto se si hanno in programma giornate in montagna. Una recente indagine svedese condotta su oltre 274 mila pazienti con problemi cardiovascolari seguiti nell’arco di 16 anni, pubblicata su “Jama”, ha dimostrato che nelle giornate con una temperatura al di sotto di 0 gradi centigradi il numero di infarti cresce. La neve invece non sembra un fattore di rischio, quello che conta è sempre la bassa temperatura che è l’elemento maggiormente associato all’aumento della probabilità di eventi cardiovascolari. Tuttavia, anche la velocità del vento, un minore numero di ore di luce e la bassa pressione atmosferica fanno salire il pericolo: Anche le infezioni respiratorie  aumentano fino a 6 volte il pericolo di andare incontro a un attacco cardiaco.

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