L’ultimo bollettino idrologico dell’Arpa, che si riferisce alla settimana fra l’11 e il 17 febbraio, già indicava una triste primavera, con il livello del Po a Cremona già sotto i bassissimi livelli del 2003. All’anno 2018, generoso di piogge, tanto da superare ampiamente la media degli ultimi dieci anni, con una lieve piena in novembre, è subentrato un 2019 già arido e siccitoso. Le precipitazioni sono deboli, le temperature costanti, in montagna non nevica proprio, e anzi si sono già registrate a metà febbraio temperature primaverili, attorno ai 15 gradi. Il cambiamento climatico insiste minaccioso e il Po si svuota, cala di livello da due settimane e oggi pomeriggio è sceso ancora, a meno 6 metri e 65, solo un metro e 12 centimetri sopra il minimo storico, che risale al 2003. E’ magra anche per gli altri fiumi della provincia di Cremona, mentre il volume delle acque invasate nei grandi laghi lombardi diminuisce e i bacini dell’Oglio, dell’Adda e del Serio presentano quindi tendenza negativa. Nella settimana fra gennaio e febbraio gli afflussi in entrata nei fiumi erano molto aumentati, da allora però si stanno riducendo. L’indice dell’equivalente idrico della neve, rispetto a un anno fa, è in forte diminuzione per l’Oglio e l’Adda, sotto la media delle ultime stagioni. Si prospetta già a fine febbraio un anno di siccità, nel quale la guerra dell’acqua si inasprirà di nuovo, tra agricoltori che chiedono di irrigare e bacini idrici alpini che non vogliono cedere. L’anno scorso la Regione e l’Autorità di Bacino hanno negato la deroga, chiesta dagli agricoltori della provincia di Cremona, alla soglia di deflusso minimo vitale dei fiumi, richiesto dall’Unione europea a tutela dell’ambiente. Non c’è acqua sufficiente per accontentare agricoltori e bacini idroelettrici alpini, a meno di non condannare alla secca i corsi d’acqua, facendo pagare loro il conto, esponendoli ai danni di un inquinamento implacabile e ai numerosi prelievi abusivi d’acqua, dai pozzi non denunciati alle pompe idriche non autorizzate lungo i fiumi. Le proteste delle associazioni ecologiste contro l’eccesso di colture idrovore, come il mais, non sono state ascoltate. Il modello economico non si è adeguato al cambiamento climatico, che ha notevolmente ridotto le risorse disponibili. La provincia di Cremona è tra le più penalizzate, perché si trova a valle. E da parte dei consorzi irrigui, come il Dunas, presieduto da Alessandro Bettoni, già si sentono toni preoccupati.

Paolo Zignani

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