Dopo due anni, lo studio epidemiologico dell’Ats sui tumori non è ancora completato, e da quanto trapela non sarà pronto nemmeno nei prossimi mesi, certo non prima delle prossime elezioni amministrative comunali, il 26 maggio, contestualmente alle europee. Chi sta rallentando l’Osservatorio epidemiologico, che poteva essere già concluso a fine anno? Molte domande circolavano ieri tra il pubblico dell’assemblea presso la sala polivalente di via Maris a Crotta d’Adda, tanto più che lo stesso autore dello studio, Paolo Ricci, segnalava le difficoltà incontrate già nell’ottobre 2017, in un incontro pubblico a Bonemerse. Il medico dell’Isde Edoardo Bai, nel suo intervento, notava ieri sera che basta un programma informatico per concludere un’analisi statistica sulle cause di morte e di ospedalizzazione, oltre che sulle possibili relazioni con l’inquinamento ambientale: è l’anello mancante mai analizzato a Cremona. I dati utilizzati dall’Osservatorio epidemiologico provengono dall’anagrafe degli assistiti dell’Ats, dalle schede di dimissione ospedaliera, dalla banca dati assistito, dal registro tumori e dal registro mortalità, tutti quanti già in possesso dell’Ats. Perché allora non si conclude lo studio? La riflessione è emersa dall’analisi dell’ultima conferenza dei servizi presso la Provincia, dedicata al compostaggio di sfalci verdi proposto dalla Sovea, e si è rapidamente estesa al territorio cremonese. Dai cittadini sale la richiesta di chiarimenti sugli effetti dell’inceneritore, dell’A21, dell’acciaieria Arvedi, e in passato della Tamoil e in questi anni delle polveri sottili. La politica però non dimostra alcun interesse, e infatti nessun partito ha nemmeno commentato l’ultima diffida ricevuta dall’acciaieria Arvedi. Di conseguenza, giovedì un gruppo di donne consegnerà al direttore generale dell’Ats Salvatore Mannino un sacchetto di polvere raccolta a Spinadesco, per chiedere un’analisi chimica, per arrivare a individuare le fonti inquinanti e scoprire che rapporto può esserci con i dati dei ricoveri ospedalieri, più alti a Crotta che nei dintorni, e dei tipi di tumore, per alcuni tipi più elevati nel Cremonese che altrove.

Paolo Zignani

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