Cremona Sentiti gli imputati nell’ udienza che si è tenuta ieri in tribunale a Cremona, nel processo sugli scontri avvenuti fuori dal centro sociale Dordoni, tra esponenti di Casapound e attivisti del centro sociale, dopo la partita di calcio Cremona-Mantova, domenica 18 gennaio 2015. In quell’ occasione fu ridotto in fin di vita un attivista del Dordoni, Emilio Visigalli, tra le parti civili. Il processo e’ ripreso davanti al nuovo Collegio composto dal presidente Francesco Beraglia con i giudici a Latere Francesco Sora e Chiara Tagliaferri. Hanno risposto alle domande del pm, Lisa Saccaro, gli imputati delle due parti, in tutto 7 del Dordoni e 10 di Casapound. Tutti devono rispondere di rissa aggravata; per Guido Vito Tajetti e Gianluca Galli di Casapound l’accusa e’ anche di tentato omicidio, mentre per tre antagonisti c e’ anche quella di lesioni gravi.  La tesi dell’accusa sostiene che l’agguato fu premeditato da alcuni esponenti del Dordoni, ma le dichiarazioni rese dagli attivisti del Centro Sociale tracciano un quadro diverso: quasi tutti i coinvolti quel giorno non erano neppure a Cremona, ma a Pizzighettone insieme ad un altro attivista poi imputato, e sarebbero tornati a Cremona allarmati dalla chiamata di un simpatizzante che allertava sulla presenza di un nutrito gruppo di Casapound allo stadio, e degli adesivi dell’organizzazione di destra affissi alla sede del centro sociale prima della partita. I militanti del Dordoni hanno parlato di reazione difensiva dopo provocazioni e minacce ricevute in precedenza, finanche la sera prima dei fatti quando alcuni neofascisti avevano seguito fino al centro sociale, in particolare uno di loro, Michele Arena, invitandolo allo scontro, e minacciato il gruppo come anche subito dopo la partita di domenica, fuori dalla sede del centro sociale. Da parte di Casapound e’ stata ribadita la versione di un ‘ aggressione degli antagonisti. In particolare da parte di Galli, che aveva rimediato lesioni superiori ai 40 giorni e che si è costituito parte civile.  Le dichiarazioni degli imputati di Casapound parlano di aggressione subita da gente con caschi e bastoni, ma lasciano aperti vuoti nella ricostruzione dell’accaduto e il buco del ferimento più grave, quello di Emilio Visigalli, di cui nessuno si sarebbe accorto. A colmare quel vuoto la ricostruzione di un antagonista, Gianluca Rossi, che, una volta raggiunto il centro sociale insieme ad altri compagni, avrebbe seguito Visigalli armato di bastone dirigersi di sua iniziativa verso il gruppetto di Casapound.  Visigalli impugnava un manico di piccone ma stretto al petto, in modo da mostrare l’arma, poi afferrata da Tajetti per sferrare il primo colpo alla fronte del Visigalli che, crollato a terra, era stato poi raggiunto da una serie di calci e pugni in faccia. Solo l’intervento di un altro imputato del Dordoni, Andrea Romagnoli, azionando un estintore, aveva con sentito ai compagni di allontanare il gruppo e recuperare il corpo di Visigalli per portarlo in salvo all’interno del Dordoni. La possibilità di un attacco allo spazio sociale e di un rischio per chi in quel momento avrebbe potuto raggiungerlo sono la causa di quanto accaduto secondo gli antagonisti. Dopo il grave ferimento di Visigalli fu organizzata la manifestazione nazionale del 24 gennaio. Prossima udienza il 30 aprile, mentre l 11 giugno è in agenda il dibattimento.

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